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venerdì 3 luglio 2026

"Questi giovani!". Accompagnare e non giudicare

“Questi giovani!”

Tante volte sento questa frase da noi adulti e ogni volta provo rabbia perché, spesso, la causa del loro malessere siamo noi adulti che non riusciamo ad accompagnarli.

Più volte mi sono trovato a ragionare sullo stare con i giovani e per i giovani (il mio lavoro educativo mi porta a farlo) e il testo di Nicola Camporiondo entra di diritto nelle mie riflessioni perché il suo è un libro che parla ai ragazzi trattando temi come la famiglia, l’amicizia e (da buon missionario digitale) la fede. Non quella bigotta, pronta a puntare il dito e che fa sentire giudicati. Nicola parla di un Dio che ti accompagna e che s’incarna nelle cose della nostra vita; un Dio che ci spinge ad andare oltre le nostre difficoltà e guardare le nostre resurrezioni. 

Tuttavia, non crediate che questo libro parli solo di “cose di Chiesa”. Parla del bisogno degli adolescenti di sentirsi accolti, ascoltati e di avere accanto figure educative che sappiano essere padri e madri (in senso lato ovviamente), che siano rispettosi dei tempi degli adolescenti ma che sappiano contenere con amore ed empatia la loro vita. Per questo motivo il libro non parla solo ai giovani ma anche a noi adulti.

Chiudendo il libro, infatti, mi sono reso conto che Nicola non scrive per insegnare qualcosa ai ragazzi, ma per ricordare a noi adulti come si sta accanto a qualcuno senza giudicarlo. Ed è forse questo il vero atto di fede di cui parla: credere che ogni giovane, se accompagnato con amore, possa davvero risorgere.

mercoledì 3 giugno 2026

Difendere la nostra umanità

Me la sono gustata perché ogni paragrafo è stato illuminante: fa assaggiare quella che è la Dottrina Sociale della Chiesa e come si declina nella nostra contemporaneità. Sicuramente nei prossimi mesi affronterò di nuovo questa enciclica, avrò certamente l’opportunità di approfondirla, ma una cosa di sicuro l’ho intuita: il punto da difendere è la nostra umanità.

Magnifica humanitas è una lettura che ogni fedele dovrebbe affrontare perché, se è vero che il potere decisionale non lo deteniamo tutti, è altrettanto vero che il rischio di disumanizzare l’essere umano non esclude nessuno. Tutti siamo chiamati a costruire la “civiltà dell’amore” facendo del nostro meglio disarmando le parole, costruendo la pace nella giustizia, assumendo lo sguardo dei poveri e sofferenti, coltivando un sano realismo e acquisendo un’attitudine a costruire legami di fraternità.

È vero che si parla di Intelligenza Artificiale, ma questo è il punto di partenza perché quello che Leone XIV vuole dirci è di non perdere di vista la nostra umanità, che è questa da preservare per costruire un mondo in cui possiamo vivere in pace, in cui i diritti di tutti e tutte vengano rispettati. 

martedì 13 febbraio 2024

Il perdono scritto

Sono molti i pensieri che mi sono sorti durante la lettura di Scrivere il perdono di Luciano Manicardi. Mi soffermerò solo su un paio di questi.

Il libro parla di perdono partendo dall’episodio evangelico raccontato in Giovanni 7,53-8,11: un branco di uomini presenta a Gesù un’adultera, gli chiedono se è giusta lapidarla e lui cita la famosa frase “chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

Un primo pensiero, madre di tanti altri, ha a che fare con il tempo. Gesù non risponde subito a questi uomini ma attende; non perdona immediatamente la donna ma attende. Scrive qualcosa a terra con il dito sulla sabbia, si alza, parla con gli uomini, si riabbassa e perdona la donna. Il perdono è un atto che richiede tempo: tempo di essere esplicitato dal perdonante e di essere interiorizzato dal perdonato. Non solo, Gesù ci insegna che per ben operare abbiamo bisogno di tempo. Quegli uomini volevano una risposta veloce ma Lui li spiazza, attende perché il cambiamento del cuore non è un atto che può avvenire subito. Tuttavia, quando ciò avviene, quando si perdona e si è perdonati, si riesce a guardare il futuro con più fiducia perché si riesce a lasciare il passato alle spalle.

lunedì 8 gennaio 2024

Accogliere il diverso

Se avessi letto prima questo libro (è stato edito del 2005) forse mi sarei evitato anni di fegato amaro per dimostrare che io sono più figo degli altri perché cristiano.

Ovviamente, non ho dubbi che Gesù è via, verità e vita. Tuttavia, per molto tempo nel passato ho lottato con chi non la pensa come me. Questa verità che professavo mi portava allo scontro e questo non portava frutto ne in me ne in chi incontravo. Dovevo fare un salto di qualità: passare dal professare al testimoniare.

Con il tempo ho capito che il centro della mia testimonianza doveva essere l’accoglienza di chi avevo di fronte perché, come ci suggerisce padre Fabio Ciardi, anche in chi non è cristiano può nascondersi il seme della verità. Il nocciolo sta nel farmi uno con chi è diverso da me perché, come ci suggerisce l’autore: “Farsi uno” non è una tattica, un semplice atteggiamento di benevolenza, di apertura, di simpatia, di stima, un’assenza di giudizi. E qualcosa di più. È sentire nostri i sentimenti dell’altro, le sue gioie e le speranze, così come i suoi problemi, e lavorare per risolverli come cosa nostra. Soltanto allora l’altro si sente amato con un cuore di carne, compreso, sollevato, perché c’è chi porta con lui i suoi pesi, le sue pene e anche le sue gioie. Perché l’annuncio deve essere accompagnato dalla testimonianza.

martedì 1 agosto 2023

Una Barbie da vedere

Lo ammetto. Il motivo principale che mi ha spinto ad andare a vedere Barbie al cinema è la presenza di Margot Robbie ma questo è un segreto di Pulcinella: anche Angelica, che è venuta con me, lo sa.

Tuttavia, dopo aver sentito dei pareri discordanti, in particolare da alcuni uomini che sembrano si siano offesi da come il maschio sia rappresentato, ho deciso che valeva la pena andare al cinema… e ho fatto bene.

Un film che mi ha fatto ridere, riflettere. Ho riso perché è di una comicità leggera e non volgare. Non sono un puritano ma quando riesco a ridere senza amene volgarità trovo sempre piacere.

Questo film mi ha fatto anche riflettere perché, nella sua ironia, affronta il tanto raccontato e mai superato tetto di cristallo. Certo, la pellicola non dà soluzioni sul come fare per abbatterlo ma non si può avere tutto da due ore di film. Ho riflettuto su come la bambola della Mattel sia passata da stereotipo di donna a speranza per le giovani donne, un giocattolo che dice alle bambine “da grande puoi essere tutto quello che vuoi”. Certo lo dice ad un prezzo caro ma questo è un altro discorso. Personalmente mi fa riflettere anche che in questa visione olistica della condizione della donna la Barbie incinta non ha trovato sbocco nel mercato (è esistita veramente, per tre volte prodotta e ogni volta la sua produzione è stata interrotta). Da grande puoi essere tutto tranne che in dolce attesa.

martedì 14 marzo 2023

Cose eterne contro, con e nel mondo

La via per la santità è un percorso a cui tutti siamo chiamati a parteciparvi. Non c’è bisogno di essere preti o suore. Tutti siamo chiamati a vivere per e nella santità. È questo il filo conduttore di Cose_eterne. Santi, Madonne, youtuber e altre forme di vita, l’ultimo libro di Giuseppe Signorin (la metà maschile dei Mienmiuaif).

Noi siamo stati creati per vivere l’eternità con Dio, per vivere in quel posto dove le barriere spazio-temporali sono infrante (Marvel spicciame casa). Per farlo bisogna renderci conto che ci sono dei fratelli maggiori che ci accompagnano: i santi. Non solo quelli da calendario ma anche tutti coloro che vivono una comunione con Dio molto forte. Magari un genitore che non c’è più. In un mondo dove cerchiamo il divino in tutto senza esserne consapevoli (nel calcio, nella musica, in internet), basta guardare a coloro che, umilmente, sono vicini a Dio per trovare la strada della nostra salvezza. Guardare ma non imitare (per chi segue i Mienmiuaif sa che ne hanno già parlato in San Giuseppe su sfondo azzurro, una loro canzone). Non imitare perché ognuno di noi è unico e a Dio piace la varietà dei suoi figli (questo non è scritto ma si legge tra le righe), anche quelli che giocano con i LEGO per portare il suo amore a più persone (pure questo l’ho aggiunto io).

lunedì 27 febbraio 2023

Arte, LEGO e plenitude digitale

Qualcuno afferma che quello che combino con i LEGO nell’iniziativa de @LAPAROLADELLAFESTA è una forma d’arte. Lungi da me definirla tale, mi ha lasciato comunque perplesso la definizione data dagli altri. Possono mai delle foto fatte a delle minifigures essere considerate arte? Provvidenziale è stato il libro appena finito di leggere.

Jay David Bolter, uno dei miei autori preferiti, non mi delude mai. Nel suo testo Plenitude digitale fa un’analisi molto attenta e dettagliata del panorama digitale odierno e del rapporto che questo ha con l’arte.

L’autore parte da un assunto per me molto giusto: ormai la cultura di élite è in declino e sta lasciando il posto ad uno scenario inimmaginabile fino ad una quarantina di anni fa. Con il termine plenitude digitale, infatti, l’autore ci offre nuove categorie che sono in grado di descrivere la realtà mediale.

domenica 5 febbraio 2023

Musica, Dio e adolescenti

Alla prima presentazione romana del libro Il cielo è sempre più rock, gli autori, Andrea Montesano e don Peppe Logruosso, si sono chiesti se la lettura di questo libro fosse più adatto agli adolescenti o agli educatori. Io credo che siano i secondi a trarne più beneficio. Questo testo, infatti, senza demonizzare forme musicali moderne, prende per mano il lettore per farlo entrare nell’universo musicale degli adolescenti.


Lo fa sotto due aspetti che, come anelli, formano una catena inscindibile: quello psicologico e quello pastorale. Tuttavia, credo che, nonostante il testo tocchi tematiche inerenti alla religione cattolica, possa offrire strumenti anche ad educatori “laici”. L’ascolto degli adolescenti, infatti, tocca tutti. Accompagnarli, capire quello che hanno dentro ci deve spingere a cercare un rapporto autentico e condivisibile.

giovedì 29 dicembre 2022

Il sogno delle spighe, storia di martirio comunitario

Quando ho finito di leggere Il sogno delle spighe (El sueño de las espigas), ho mandato un messaggio a David Lopez, autore del libro, in cui lo ringraziavo. Non l’ho fatto solo perché è un mio amico ma, soprattutto, perché ha fatto un lavoro eccezionale, un lavoro che, pagina dopo pagina, si vede che è stato fatto con il cuore.

Il libro parla dei martiri Oblati di Maria Immacolata della comunità di Pozuelo assassinati durante la persecuzione spagnola del 1936-1939, gli anni della guerra civile. Insieme a questi 22 religiosi fu ucciso anche un laico: Candido Castán, un sindacalista cattolico la cui colpa era quella di essere cattolico.

Nel messaggio a David ho scritto “grazie, grazie, grazie”. Infatti, bisogna ringraziare David per il coraggio di aver scritto un testo come questo. In un mondo come il nostro in cui tutto è nero o bianco, il rischio di scrivere questo libro e di essere tacciato come simpatizzante di una parte politica specifica è stato alto (accuse di essere franchista, purtroppo, gli sono arrivate da certa stampa spagnola). Quindi il primo grazie va dato per il merito di essersi fermato ai fatti storici, senza interpretarli ma argomentandoli con maestria e con fonti storiche inattaccabili grazie alle quali nessuno può negare la natura anticristiana di quegli assassinii. Omicidi avvenuti con una crudeltà giustificata dall’antifascismo ma che di questo non avevano nulla. A chi pensa il contrario, invito a leggere il libro e, solo successivamente, dare un giudizio.

sabato 9 luglio 2022

H3O, un’estate dissetata dalla speranza

Ovviamente ognuno fa quello che gli pare. Non sono io che, con questo post, voglio influenzare la vita e le scelte degli altri (questo compito lo lascio a chi sa farlo meglio di me). Tuttavia, con la stessa libertà che cedo agli altri, mi concedo questo spazio per dirvi che a me i tormentoni estivi non piacciono tanto. Per l’amor di Dio, li canto ed entrano nella mente come un martello pneumatico però non mi piace quello che raccontano.

Sono tutti uguali. A parte il ritmo del reggaeton che accomuna molti di questi (dove sono i vecchi Abbronzatissima e Con le pinne fucili ed occhiali?), un’altra cosa che li rende uno simile all’altro è il messaggio. Per chi ascolta questi testi, sembra che per godersi l’estate bisogna raggiungere uno sballo incontrollato. Quante canzoni parlano di ballare dal mattino a sera (o dalla sera al mattino), di cedere ad ubriachezze e abbandonarsi a rapporti effimeri che, in nome di un piacere passeggero, possano portare gioia nelle nostre estati. Ripeto, ognuno fa quello che vuole ma a me queste cose non bastano.

martedì 19 aprile 2022

Essere fecondi nella sterilità

“Dopo tutti questi anni ancora ci pensi?”

“Non ti fai del male leggendo questi due libri?”

Sono due dei pensieri che mi sono venuti alla mente quando ho deciso di comprare e leggere Quanti figli hai? e Non hai ancora figli? di Livia Carandente, giornalista e scrittrice napoletana. Erano nella mia lista dei desideri da tanto tempo ma il coraggio di comprarli faticava a venire fuori. Poi, dopo aver letto un articolo dell’autrice in cui parlava di fecondità oltre la fisicità, mi sono fatto forza. Tanto, più di rimuginare sul passato e ritornare a farmi inutili preoccupazioni cosa potrà mai succedere?

Ecco, ora che li ho letti entrambi posso dire che mi ha fatto bene. Per prima cosa è stato bello sapere che questa avventura (o disavventura, dipende dai punti di vista) è comune a tante persone. Certo, lo so che io e Angelica non siamo gli unici, ma ricordarselo fa sempre bene. È stato bello confrontarsi, anche solo tramite le pagine di un libro (anzi due), con la storia di Livia e suo marito perché mi ha fatto sentire meno in colpa verso coloro che non hanno mai capito (e ancora non capiscono) come mi sento quando alla domanda “figli ne hai?” storco il naso. Non è tanto questa domanda, che potrei definire lecita, ma è quello che segue alla risposta negativa da parte mia che mi fa arrabbiare. Le frasi fatte, che ogni volta mi verrebbe di schiacciare qualcuno con la testa nel muro, o i consigli non voluti. Come se tutte le esperienze fossero uguali. Gli inviti ad avere pazienza che “prima o poi arriveranno… quando meno te lo aspetti” senza sapere il motivo per il quale questi figli non arrivano. Non solo, anche la sensazione che qualcuno voglia farsi gli affari della mia camera da letto. Purtroppo questa non è una sensazione. Un parente di mio padre, una volta, mi ha chiesto se doveva spiegarmi come si fanno i figli. Il parente deve ringraziare che sono pacifico e non cerco mai lo scontro. Questi sono tutti atteggiamenti descritti in maniera ironica da Livia e che lasciano l’amaro in bocca a chi li vive. È sempre forte la voglia di urlare di farsi gli affari propri, quindi via di sorrisi di circostanza o di mille scuse per cambiare discorsi.

lunedì 27 dicembre 2021

Doc a chi?! Vocazione e volontà di Dio

Tra i miei contatti social si parlava molto del libro Doc a chi?! ma, devo essere sincero, all’inizio ero un po’ prevenuto. Pensavo che fosse un libro palloso in cui l’autrice vuole invitare le altre donne a dedicarsi solo alla famiglia, in cui si esalta la donna come angelo del focolare e che questa sia l’unica via per la salvezza femminile. Non è così. Questa è stata la prima lezione (e forse la più importante) che Lisa Zuccarini mi ha impartito: non devo essere prevenuto (spesso lo dimentico).

Quando ho capito che questo libro narrava di vicende personali, ho cambiato registro. Ho iniziato a leggerlo con attenzione, rispetto e, come quando vengo invitato per la prima volta a casa di qualcuno, sono entrato nella vita di Lisa in punta di piedi rimanendone tremendamente colpito. Non potevo fare altrimenti. L’alternativa era leggere le pagine con superficialità ma non è il mio modo di entrare in contatto con la vita altrui. Sono stato così attento durante la lettura che ad un certo punto, come scrive Costanza Miriano nell’introduzione a questo testo, mi è venuta voglia di essere amico dell’autrice. Sembrava come se, molte volte, anche se parlava di esperienza al femminile, le cose scritte erano rivolte a me. Dalla sofferenza nel non avere figli alla gioia di capire che c’è un Dio che mi ama per quello che sono e che mi trova bello nonostante le mie imperfezioni, ogni singola parola mi diceva qualcosa. Non tutto però: lo smalto in macchina, per esempio, non lo metto.

giovedì 4 novembre 2021

Lettera a Gigi prete diocesano gatto

Caro Gigi prete diocesano gatto,

io non sono che un piccolo alter (l)ego di questo sciocco di Giovanni Varuni (in verità lo definisco sempre con parolacce ma non mi va di scriverle a te che poi rischio di vederti bilocato accanto a me con il tuo spruzzino di acqua esorcizzata). Ti scrivo perché, io e lui, ci siamo impegnati e abbiamo letto il libro in cui vengono narrate alcune tue gesta.

Stamattina ne abbiamo parlato a lungo io e Giovanni (quando non ha turno in casa famiglia e resta a casa da solo diventa estenuante con le sue seghe mentali). Ammetto che entrambi abbiamo avuto difficoltà con il termine bagigi, siamo napoletani (almeno lui lo è), viviamo a Roma e questo termine non lo conoscevamo. Google ci aiutato e abbiamo continuato la lettura.


Coso mi ha confessato che è andato un po’ in crisi mentre leggeva il libro. Ad un certo punto, infatti, ha iniziato a temere di essere un cattolico-gelato-pizza. A lui piacciono tanto i gelati e la pizza (è pur sempre un napoletano che vive a Roma) ma poi ha capito che non c’entrano il gelato e la pizza, che non ti ritroverà accanto a lui con lo spruzzino per questo. Il suo timore, leggendo il libro, è di sentirsi un cristiano annacquato. Più andava avanti con la lettura e più lo vedevo paonazzo (la cosa mi divertiva tanto in verità). Ad un certo punto ha sorriso, ha ripreso il suo colore naturale (che, veramente, non si discosta molto dal paonazzo) e mi ha detto: “MiniG (questo è il mio nome), non sono un cattolico-gelato-pizza e non lo sono per due, forse tre motivi (sì, non è molto sicuro quando parla).”

sabato 21 agosto 2021

Quell’amore che non riesco a trattenere

Quell’amore che non riesco a trattenere è un libro bellissimo che ho letto tutto d’un fiato (mi sono alzato dal divano una sola volta per bere). Un testo, questo di Alumera, che dalle prime pagine in cui racconta della nonna (pagine che mi hanno emozionato tanto) è un vero e proprio inno all’amore, dove a tratti sembra di leggere delle vere e proprie poesie che rendono la scrittura ancora più emozionante rendendo il racconto romantico.

Il libro parla delle coincidenze impossibili che hanno portato Alumera a sentirsi influencer di luce e si conclude con un invito affinché tutti possano esserlo. Personalmente, questo testo, l’ho letto in un periodo in cui mi sto interrogando su come essere testimone del Vangelo anche sui social, su come fare per donare, anche digitalmente, un’immagine reale di me stesso e non patinata. Ed è in questo tempo di riflessione che ho iniziato con le foto LEGO-cristiane, che ho trovato un modo mio (oltre alle poesie) per poter gridare al mondo che Dio ci ama.

martedì 17 agosto 2021

Senza offendere nessuno

Senza offendere nessuno non è solo il titolo del libro di Giovanni Scifoni, attore romano, ma è anche una buona premessa di vita senza la quale rischiamo solo di incattivirci.

Come accade nei suoi spettacoli teatrali, Scifoni è riuscito ad incantarmi con questo volume aprendo il suo mondo e la sua vita per raccontarsi e far riflettere. Un testo, questo, che con delicatezza riesce a parlare degli esseri umani all’essere umano, in cui il filo conduttore è il messaggio che non bisogna essere sempre contro ma anche con chi ha delle posizioni (etiche, filosofiche e religiose) diverse dalle nostre. Lo definirei un manuale per il dialogo.

Senza offendere nessuno è un libro che casca a pennello in questa fase della mia vita in cui ho abbandonato le tante crociate in difesa dei miei valori e gli scontri con mi lasciavano con l’amaro in bocca perché mi facevano considerare incompreso. Questo libro mi ha fatto confermato che si può convivere con chi la pensa diversamente da me e, non per questo, perdere la mia identità, i miei valori; che la vita non può essere fatta solo di scontri ma anche di incontri; che spesso non vince chi grida più forte ma chi riesce a toccare la vita di chi si ha di fronte.

venerdì 14 maggio 2021

Gli artigli della Vendetta. Lettura che rinfresca

Ammetto la mia difficoltà a leggere testi fantasy, sono troppo influenzato dalla mia passione letteraria che è Tolkien. Un linguaggio perfetto che è difficilmente riproducibile.
Tuttavia, ho accettato con piacere l’invito di Simona a dare una lettura al suo ultimo libro e lasciare un pensiero sul suo testo.
Come si può intendere dalle parole iniziali, non parlerò dello stile e dei personaggi ma vorrei soffermarmi su una mia emozione leggendo questo libro.
Brevemente, vi racconto, senza spoilerare, che la storia narra di un ragazzo, un adolescente che vive tutte le incertezze e i cambiamenti che riguardano la sua età. Questo ragazzo, Alessandro, è una persona molto semplice che cerca le attenzioni di persone che non lo guardano per la sua bontà e arrivano anche a piccoli atti di bullismo (sono prese in giro ma, io che ne ricevevo a bizzeffe, so riconoscere la cattiveria che si nasconde dietro di esse). Alla fine di una partita di rugby, uno strano gatto gli fa un regalo speciale: un libro che, mentre viene letto, lo trasporta in un mondo fantastico e lo fa diventare testimone di un’avventura fantastica.
Leggendo questo libro mi è venuta in mente una cosa: il perché ho iniziato a leggere come un ossesso. Lo facevo perché anche io ero come Alessandro e la lettura era un modo che trovavo (e trovo ancora oggi) per poter evadere, per cercare una risposta a quello che mi accadeva, per viaggiare con la mente e assumere conoscenze nuove. Ogni volta che venivo preso in giro (o bullizzato, scegliete voi il termine giusto) sapevo che potevo rifugiarmi in quel determinato libro che avevo a casa ed essere di volta in volta, per esempio, un guerriero, un detective o un lord inglese di fine Ottocento.
Per questo motivo consiglio, in particolare ai ragazzi, di leggere questo testo. Simona mi avvisò che questa sua opera era rivolta in particolare ad una fascia giovanile e ora capisco il motivo: perché si parla di crescita, di rapporti e di diversità con una delicatezza che solo una donna può avere.

domenica 27 ottobre 2019

Il Santo Piacere a teatro

Dio è contento quando godo. A ricordarmelo è stato Giovanni Scifoni che, con l’”aiuto” del pizzettaro Rashid e di don Mauro, ha portato sul palcoscenico della Sala Umberto di Roma uno spettacolo geniale, Santo Piacere, sul rapporto che noi maschietti abbiamo con le nostre pulsioni sessuali e lo fa percorrendo un po’ la sua storia.
Chi segue Scifoni sui social o chi l’ha conosciuto nella veste di presentatore di Beati voi, trasmissione di TV2000, si rende conto del lavoro che ha portato l’attore a questa riflessione: è riuscito ad assemblare, aggiungendo e limando il materiale di sua produzione, uno spettacolo divertente ma che lascia spazio anche a tanta riflessione (e dal canto mio pure qualche lacrima). Dal teatro, infatti, non sono uscito indifferente per due motivi. Il primo mi ha fatto riflettere sul bigottismo con cui noi cristiani (in particolare noi cattolici) affrontiamo l’argomento sesso dimenticandoci che Dio ci ha donato questa sfera per renderci felici. L’altro punto che mi ha fatto riflettere è il rischio di idolatrare il sesso che da strumento di comunione che ci guida per il “per sempre” rischia di alimentare pulsioni che potrebbero far male.
Uno spettacolo che, senza ombra di dubbio, mi fa tornare a casa con la consapevolezza che “Dio è contento quando godo”.

venerdì 5 maggio 2017

Un modo di essere (seconda parte)

La breve descrizione pubblicata ieri mette in evidenza che l’approccio centrato sulla persona ha le sue basi in una fiducia negli esseri umani. In ogni organismo, infatti, c’è un flusso che spinge la persona ad una realizzazione costruttiva delle sue specifiche possibilità. Il termine che viene usato per indicare questo processo è “tendenza attualizzante”. Questa ci aiuta a riconoscere che la vita è un processo attivo il quale non può essere distrutto (ne varrebbe della distruzione dell’organismo) ma può essere contrastato o corretto. Quindi, la chiave per capire il comportamento delle persone le cui esistenze sono state molto complicate consiste nel considerare che esse stanno lottando con le uniche modalità che sentono di avere a disposizione, per muoversi verso la crescita. Possiamo concludere affermando che la tendenza attualizzante è la base che fa da sostegno all’approccio centrato sulla persona.

giovedì 4 maggio 2017

Un modo di essere (prima parte)

All’interno di “Un modo di essere” (Giunti, 2012), Carl R. Rogers usa la metafora del giardinaggio per far capire cosa è la consulenza: “Le mattine che non posso trovare il tempo per dare un’occhiata ai miei fiori […] mi sento defraudato. Il mio giardino mi propone la stessa curiosa domanda a cui ho sempre tentato di dare una risposta in tutta la mia vita professionale: Quali sono le condizioni migliori per la crescita?” (pag. 80).
Questa è una domanda che anche io mi sono sempre posto per quanto riguarda il mio lavoro di operatore nel sociale. Cercherò di non essere pesante nella risposta che mi sono dato leggendo il testo di Rogers dal quale è tratta la metafora del giardino. Partirò dalle tre caratteristiche della terapia centrata sul cliente che lo psicologo statunitense descrive nel suo testo: autenticità, accettazione e empatia.

mercoledì 23 novembre 2016

Persona al centro

Mi perdoneranno Gennaro Cicchese e Giovanni Chimirri, autori del testo Persona al centro, se provo a scrivere qualche cosa sul libro che hanno pubblicato. Il volume è un manuale di antropologia filosofica e al suo interno sono descritti, con una chiarezza straordinaria, i lineamenti di etica fondamentale.
Tuttavia, voglio partire da tre quesiti che sono sorti durante la lettura del testo e nel quale ho trovato risposta. Inizio dal titolo. Perché la persona è al centro? Perché, in un mondo costellato da tante visioni e strutture del sapere, la persona, intesa come essere razionale, relazionale e come soggetto spirituale incarnato, resta il punto di riferimento per ogni indagine filosofica ponendo le basi metodologiche di una filosofia dell'uomo in rapporto a quella morale. Come scrivono gli autori "si è rilevata la centralità e il valore antropologico della filosofia, cioè il fatto che è una disciplina dell'uomo e per l'uomo" (Persona al centro, pag. 26).
Il secondo quesito è di tipo "disciplinare": perché muoversi sul terreno dell'antropologia filosofica? Perché essa è un pensiero sull'uomo dal valore universale, uno strumento che può essere d'aiuto nel dialogo con l'umanità intera. L'antropologia filosofica, infatti, diventa strumento per la costruzione di un nuovo umanesimo dopo quello illuminista, scientista e laicista (Ibidem, pag. 718). Tuttavia, questo percorso di costruzione non è prerogativa dell'antropologia filosofica: quest'ultima cammina insieme all'etica fondamentale e al pensiero cristiano. Queste tre forme di pensiero, infatti, accompagnano gli autori del testo nella stesura del manuale.