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venerdì 17 luglio 2026

Rose e bambini. Cosa hanno in comune?

Questa pianta di rose è tornata a fiorire dopo tre (TRE) anni che non lo faceva ed è fiorita in questi giorni che sono tra i più caldi dell’anno.

Ormai ero rassegnato ma c’era qualcosa che mi spingeva a continuare a prendermi cura di questa pianta: la speranza che prima o poi sarebbe fiorita. Sapevo che questa pianta aveva tutte le potenzialità per crescere e fiorire. Dovevo solo accompagnare questa sua crescita e continuare a prendermene cura.

Con le persone vale lo stesso discorso. Quante volte nel mio lavoro incontro bambini e ragazzi “difficili”, che mettono alla prova la pazienza delle persone che sono chiamate ad avere ruoli educativi verso di loro. E tutte le volte (spesso lo dimentico), la costanza (e la pazienza) nella cura mi aiuta ad accompagnare la crescita di chi mi viene affidato. Senza perdere la speranza in un cambiamento e avendo la fiducia che questo sia possibile. Perché loro, i ragazzi, ci sono e si lasciano accompagnare solo se noi adulti ci siamo in questo gioco delle parti.

martedì 23 luglio 2024

La formazione quotidiana

Il lavoro di educatore è ricco di formazione e di aggiornamento perché non basta amare i giovani che vengono affidati alle cure educative per fare un lavoro dignitoso. C’è tanto studio, tanta fatica. Lo dico sempre ai ragazzi che non si smette mai di studiare. Non mi credono ma restano stupiti quando dal mio zaino tiro fuori un libro che sto studiando.

Tuttavia, c’è una formazione che si fa sul campo, quella che nessun albo professionale può spiegare o contenere: quella che fanno i ragazzi con la loro quotidianità. La fanno quando mi chiedono di asciugare folti capelli ricci (io che non ne ho); quando giovani donne preadolescenti mi mettono di fronte al loro mondo fatto di amori e interessi femminili (quelli che “non puoi capire perché sei maschio”); quando cercano di farmi entrare in mondo musicale che non amo e poi sono costretto a studiare i brani quando torno a casa; quando mi spiegano un videogioco che va di moda di cui conosco solo il nome.

Tutto questo costa fatica, la stessa che spendo sui libri ma altrettanto necessaria perché, come disse San Giovanni Bosco, “Se vuoi che i giovani facciano quello che tu ami, ama quello che piace ai giovani”.

lunedì 10 giugno 2024

Il gioco serio: un’esperienza educativa

Il mio lavoro educativo è un po’ come il gioco dell’oca. Mi vengono affidati dei ragazzi e bambini ai quali noi adulti doniamo i dadi. Sono loro a giocare con gli strumenti che gli diamo. Sono sempre loro i padroni della loro vita, del loro gioco. Io posso ricordare le regole; insegnare un particolare metodo di lancio dei dadi; suggerire come giocare bene con gli altri; accogliere i loro fallimenti e invitarli a non scoraggiarsi.

Come nel gioco dell’oca questi ragazzi e bambini avanzano per raggiungere uno scopo. Purtroppo, ci sono degli imprevisti che costringono il giovane “giocatore” a fare dei passi indietro. Quando è lì, pronto ad afferrare l’obiettivo, un lancio sbagliato dei dadi, lo costringe a fare un passo indietro. Quando è lì che vuole avanzare, una casella lo obbliga a ripartire da capo. Che fatica! Lo è per noi adulti, figuriamoci per un minore.

Tuttavia, noi adulti dovremmo saperlo che la vita non è sempre lineare, che potrebbe portare dei fallimenti che possono fare male. Perché è vero che il mio lavoro è come il gioco dell’oca ma lo è anche la vita.

Cosa posso fare, quindi, per questi ragazzi e bambini che fanno un pezzo di vita insieme a me? Non lo so, non ho una ricetta. So solo che, memore dei miei fallimenti, posso accogliere e abbracciare la loro vita, anche nei momenti difficili. Soprattutto nei momenti difficili.

martedì 9 febbraio 2021

Insieme per un Internet migliore

Oggi è il Safer Internet Day, una giornata dedicata alla sensibilizzazione ad un uso consapevole di internet. Questa giornata, in generale, è dedicata ai bambini, ragazzi e adolescenti. Infatti, l’uso che questi fanno della rete è sempre fonte di preoccupazione per noi adulti ed è compito della comunità educante stare accanto a loro per aiutarli a discernere i giusti utilizzi di internet.

Questa giornata, quindi, è anche per noi adulti. Anche noi siamo chiamati ad un utilizzo consapevole della rete. Infatti, come possiamo stare accanto ai più piccoli se per primi non ci rendiamo conto delle potenzialità della rete? Come possiamo, eventualmente, limitarne l’uso se per primi non ci rendiamo conto che un  malsano utilizzo di internet potrebbe essere deleterio?

Perché, come dice lo slogan del Safer Internet Day di quest’anno, “Together for a better Internet”, insieme per un Internet migliore.

venerdì 5 maggio 2017

Un modo di essere (seconda parte)

La breve descrizione pubblicata ieri mette in evidenza che l’approccio centrato sulla persona ha le sue basi in una fiducia negli esseri umani. In ogni organismo, infatti, c’è un flusso che spinge la persona ad una realizzazione costruttiva delle sue specifiche possibilità. Il termine che viene usato per indicare questo processo è “tendenza attualizzante”. Questa ci aiuta a riconoscere che la vita è un processo attivo il quale non può essere distrutto (ne varrebbe della distruzione dell’organismo) ma può essere contrastato o corretto. Quindi, la chiave per capire il comportamento delle persone le cui esistenze sono state molto complicate consiste nel considerare che esse stanno lottando con le uniche modalità che sentono di avere a disposizione, per muoversi verso la crescita. Possiamo concludere affermando che la tendenza attualizzante è la base che fa da sostegno all’approccio centrato sulla persona.

giovedì 4 maggio 2017

Un modo di essere (prima parte)

All’interno di “Un modo di essere” (Giunti, 2012), Carl R. Rogers usa la metafora del giardinaggio per far capire cosa è la consulenza: “Le mattine che non posso trovare il tempo per dare un’occhiata ai miei fiori […] mi sento defraudato. Il mio giardino mi propone la stessa curiosa domanda a cui ho sempre tentato di dare una risposta in tutta la mia vita professionale: Quali sono le condizioni migliori per la crescita?” (pag. 80).
Questa è una domanda che anche io mi sono sempre posto per quanto riguarda il mio lavoro di operatore nel sociale. Cercherò di non essere pesante nella risposta che mi sono dato leggendo il testo di Rogers dal quale è tratta la metafora del giardino. Partirò dalle tre caratteristiche della terapia centrata sul cliente che lo psicologo statunitense descrive nel suo testo: autenticità, accettazione e empatia.

giovedì 16 febbraio 2017

Educarmi all'amore

Il mio mestiere, quello di educatore, è uno dei più belli al mondo. Lo è perché mi fa lavorare a contatto con le persone. Quello di educatore è un lavoro affascinante ma da tanti denigrato e sottovalutato perché non si rendono conto della grande responsabilità di cui ne è pregno. All'educatore, infatti, vengono affidate persone, ragazzi nel mio caso. Con essi sono chiamato a tessere un rapporto di fiducia. Non esiste lavoro educativo senza che tra educatore ed educando non si tessa fiducia. Tuttavia, questo lavoro "tessile" inizia spesso con difficoltà e incomprensioni che possono essere causate dalle differenze: età, origini sociali e culturali. Il mio mestiere è difficile perché è un lavoro di accompagnamento: bisogna stare accanto a chi decide di fidarsi di me (operazione che esclude la costrizione).

lunedì 9 gennaio 2017

Sguardo: da indagatore a fiducioso

Ormai sono dieci anni che lavoro a contatto con minori di ogni genere. Il mio è uno dei mestieri più belli del mondo: sono (pseudo)educatore di minori che hanno problemi sociali, fisici, razziali. In poche parole, da dieci anni ho toccato realtà giovanili difficili come dei quartieri a "rischio" della mia città di origine, Napoli; ho lavorato con ragazzi disabili, scontrandomi con tutte le difficoltà della loro vita. Ora cambio di nuovo "mansione" lavorativa: inizio a lavorare in una casa famiglia che accoglie minori tra cui anche migranti non accompagnati che si trovano in Italia in attesa di essere ricongiunti ad un loro parente. In tutte le mie esperienze lavorative, però, c'è una costante che ho ritrovato sempre, un divisore in comune che ho ritrovato in tutti i ragazzi che ho incontrato in questi dieci anni: il loro sguardo.

venerdì 23 dicembre 2016

In risposta a Michela Murgia

Twitter, si sa, è un mezzo riduttivo perché non riesco ad avere una discussione completa: i suoi 140 caratteri mi limitano. Per questo motivo voglio ampliare in questa sede una discussione che ho avuto mercoledì con la scrittrice Michela Murgia a seguito di una sua affermazione su Le Cronache di Narnia. Sembrerebbe, infatti, che la scrittrice abbia sconsigliato regalare l'opera di C.S. Lewis ai ragazzi per il motivo che questa è un'opera didascalica, che traveste una tesi (in questo caso il messaggio cristiano) in libro. Sembra che per la scrittrice, questa, sia un'operazione disonesta. Da lettore di Lewis mi sono quasi sentito in obbligo di porle alcune domande. Condivido, in questa sede, la discussione e quello che realmente penso.

martedì 26 aprile 2016

Oro che non luccica

Non è tutto oro quello che luccica. Ci penso e ci ripenso in particolare da quando è uscita la notizia che i famosi gettoni d'oro dei quiz RAI non sono composti da oro puro (leggi qui). Ora, al di là dello scandalo che ne potrebbe derivare se questa notizia fosse confermata nella sua gravità, quello che mi fa riflettere è la questione delle apparenze.
Non è tutto oro quello che luccica ed è vero. Siamo circondati da persone che sembrano oro ma che in realtà non lo sono. Quante volte anche noi sembriamo oro agli occhi degli altri ma, in realtà, sappiamo benissimo che non lo siamo ma in questa mania di santità noi ci crogioliamo, gongoliamo quando le nostre virtù vengono esaltate dagli altri.

sabato 9 aprile 2016

Occasione mancata

Noi cristiani adulti, nel senso di non adolescenti (il termine cristiano-adulto è stato inflazionato negli ultimi anni), abbiamo una responsabilità verso i più giovani non indifferente. Dio ce li ha affidati per poterli accompagnare nella fede. Dopo la famiglia siamo noi che siamo chiamati a fargli conoscere la bellezza della fede in Cristo e con essa il fantastico messaggio d'amore che Gesù ha portato. Un messaggio che sappiamo benissimo essere scomodo al mondo.
I giovani devono imparare ad essere consapevoli che essere cristiani non è la via più facile ma quella della croce, del martirio che si concretizza anche nella nostra quotidianità: quando ci offendono, per esempio, per il solo fatto di seguire Gesù. I giovani devono imparare che il messaggio di Cristo non è fermo a quello dei Vangeli ma che si manifesta a noi tramite la Chiesa che, come madre, ci indica la via più adeguata per abbracciare, nella sua completezza, ciò che Gesù continua a dirci. Egli, tramite la Chiesa, ci parla, ci dice come vivere le avversità e i cambiamenti dei giorni nostri. 

venerdì 18 marzo 2016

Quando eravate femmine

Lo ammetto: ho sempre un po' di timore quando ho inizio a leggere un nuovo libro di Costanza Miriano. Anche con Quando eravamo femmine, la sana strizza non è mancata. Ogni volta che termino la lettura di un suo libro, faccio un passo in avanti verso l'universo femminile (per la gioia di mia moglie) e prendo sempre più consapevolezza del fatto che maschi e femmine siamo diversi. Con i primi due libri, Sposati e sii sottomessa e Sposala e muori per lei, ho preso consapevolezza del fatto che Dio mi chiedeva un passo importante: quello del matrimonio perché come uomo ho capito l'importanza e la bellezza del sacrificio e del martirio (non esagero usando questo termine, chiedetelo a quelli che hanno fatto il corso prematrimoniale con me) che nascono dal matrimonio. Con La compagnia dell'Agnello ho confermato la mia idea di comunità che cammina insieme verso la meta del Cielo.
Anche questo libro mi ha aiutato a scoprire la bellezza del mondo femminile e non solo perché ho scoperto che YSL è una marca di cosmetici e non una squadra di calcio del campionato olandese, ma perché Costanza, nelle pagine del suo libro, ti prende per mano con la sua scrittura che non annoia, piena di aneddoti personali e amicali, e ti accompagna in un universo, quello delle donne, che a noi maschi resta sempre un mistero invalicabile.

giovedì 11 febbraio 2016

Onestà perduta

Un tempo non era così. Abbiamo lottato affinché le donne avessero più diritti, affinché potessero rompere le catene della schiavitù morale alle quali erano imprigionate. Avevamo tutti i buoni propositi, eravamo convinti della giustezza della nostra lotta. Poi la situazione ci è sfuggita dalle mani, siamo diventati ciechi d'avanti alle nuove schiavitù. Permettiamo che le donne affittino il loro utero per consentire a chi la natura nega la gioia di un figlio di poterlo ottenere a tutti i costi; proponiamo, in nome del dio denaro, che la prostituzione (quindi la schiavitù sessuale) sia legale; imponiamo alle donne di dover lavorare in nome della parità dei sessi, anche se, alcune, vorrebbero non farlo e vivere a pieno la loro maternità quando la natura le chiama a questo.

giovedì 15 ottobre 2015

Buoni a parole

Buoni a vomitare odio
in catini che non si vuotano.
Buoni a stringere armi dialettiche
su giornali che sporchi bruciano.
Buoni a calzare sandali
che finti buonismi vi regalano.
Buoni a schiaffeggiare l'Amore
che nella Giustizia vuole vivere.
Buoni a flagellare la Verità
che lotta per sopravvivere.
Buoni a parole
che nei fatti vengono smentite.

martedì 13 ottobre 2015

Sam Gamgee: l’umiltà esaltata

Ritorno a scrivere de Il Signore degli Anelli. In particolare vorrei scrivere qualcosa su uno dei personaggi che da sempre mi ha affascinato del romanzo di Tolkien: Sam Gamgee. Giardiniere di Frodo, lo accompagnerà durante il suo viaggio. 
Un personaggio particolare perché la sua partecipazione al viaggio di Frodo è stata forzata da Gandalf che lo scopre a spiare i discorsi tra lui e Il suo "Padron" sul destino dell'Anello del potere. Tuttavia, sarà lui che, anche non sapendo nuotare si tuffa nelle acque del fiume Anduin per seguire Frodo; sarà lui che libererà "Padron Frodo" dalle grinfie di Schelob, il perfido ragno affamato di carne umana; sarà lui che permetterà a Frodo di arrivare in cima al monte Fato. Sarà la voce della coscienza del giovane Baggins, colui che gli darà la forza di andare avanti. Questo personaggio mi piace perché impersona la vera amicizia: non quella che asseconda tutto, che cerca di capire facendo finta di fare del bene ma quella che fa la verità anche se questa può ferire. Impersona l'amicizia che protegge, anche con la spada, il proprio amico. Sam è l'amico che è pronto a dare la vita per il suo compagno di viaggio (“nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” - Gv 15,13).

venerdì 9 ottobre 2015

Il Vangelo ne Il Signore degli Anelli

Il Signore degli Anelli non è stato scritto, a detta di Tolkien, per essere un libro religioso. Egli ha propriamente tagliato ogni riferimento alla religione presente nel volume (a parte un paio di eccezioni). Tuttavia, il romanzo dello scrittore, nato in Sudafrica e cresciuto in Inghilterra, è permeato di significato religioso. Lo stesso Tolkien afferma, in una lettera, che “l’elemento religioso è radicato nella storia e nel simbolismo del libro” ed è radicato perché è lo stesso autore ad esserne pregno. È da questo concetto che prende spunto il libro L’Anello e la Croce di Andrea Monda, giornalista e insegnante di religione al liceo. Per Monda il libro è ricco di aspetti religiosi. Egli individua alcuni punti chiave dove questi sono esternati. Voglio, tuttavia, soffermarmi su tre aspetti perché sono quelli che mi hanno fatto riflettere sul mio modo di essere cristiano.
Per primo c’è la santificazione del piccolo, di quello che, fino al momento dell’inizio del romanzo, è stato insignificante durante la storia della Terra di Mezzo (ad eccezione di Bilbo Baggins): gli hobbit. Questi “mezziuomini” sono l’esempio di come l’umiltà viene premiata. Saranno proprio Frodo, Sam, Pipino e Merry a salvare il mondo dalla minaccia di Sauron. Ognuno con la sua parte e ognuno al suo posto. È l’umiltà di questo popolo che permette a Frodo (nonostante la sua caduta finale) il compimento della missione: la distruzione dell’anello. È la sua umiltà che lo fa resistere al potere dell’anello. Cosa che non riesce e non potranno fare i grandi uomini.

mercoledì 7 ottobre 2015

I LEGO e le regole

Per il mio compleanno mia moglie è riuscita a realizzare un sogno che avevo da tempo: possedere una Ferrari. Ora ne ho una, montata con i LEGO ma ce l'ho. Mi è costato tempo montare quei mille pezzetti di mattoncini, tubicini e asticelle ma alla fine ce l'ho fatta. Ci vuole una pazienza incredibile.
I LEGO sono i mattoncini per costruzioni più venduti al mondo. Ce ne sono per bambini di tutte le età ma anche per adulti. Chi non ci crede può andare a visitare il sito LEGO per rendersene conto. Sono proprio queste costruzioni per adulti (come la mia Ferrari F40) che sono complicate da montare. A differenza dei mattoncini liberi, con i quali ogni bambino può dare spazio alla propria fantasia costruendo qualsiasi cosa con qualsiasi forma, questi hanno delle regole da seguire. La scatola da in dotazione un manuale per il montaggio, un insieme di regole che aiutano ogni mortale a terminare l'opera di costruzione.
Sono queste le confezioni che preferisco: l'idea che da quei pezzettini possa uscire un modellino di Ferrari (per esempio) mi elettrizza. Ma questo avviene solo se segui le regole.

lunedì 28 settembre 2015

Cronaca di una mattina

Vivere a Roma è un'impresa, una dura impresa. Chi dice che questa città è vivibile o che le cose stiano migliorando (sindaco compreso) vive in un'altra città, in una Roma capitale di un'Italia che si trova in un universo parallelo. Lo sapevo già da qualche tempo ma stamattina ne ho avuto la conferma.
In genere, almeno per me, di mattina l'odore che piace sentire per casa è quello del caffè. Quell'aroma già dà la carica prima di assaggiare la nera bevanda. Stamattina no, l'odore che permeava casa mia era una strana puzza della quale sono state subito incolpate le mie scarpe. Le povere, almeno stavolta, erano innocenti ma, vittime della "scarpofobia" di mia moglie, sono andate in castigo. Tuttavia, la puzza continuava e ci siamo resi conto che veniva dall'esterno. Una puzza di fogna rallegrava i nasi di tutto il quartiere di Rebibbia fino alla metro di Ponte Mammolo. Che cosa bella uscire di casa con questa puzza e andare a prendere la metro. Sì, oggi ho deciso di usare i mezzi pubblici.

lunedì 22 giugno 2015

Diranno che (in risposta a Giuliano Guzzo)

Oggi voglio condividere la mia risposta ad un post sul blog di Giuliano Guzzo sul Family Day tenuto sabato 20 giugno a piazza San Giovanni a Roma.

Diranno che a noi cosa cambia se venisse approvata una legge sulle unioni civili. A questi rispondo che cambia tutto. Cambia perché questa legge aprirebbe, come è accaduto in Francia (o in Irlanda) al matrimonio omosessuale; cambia perché un bambino ha bisogno di una mamma e di un papà; cambia perché la famiglia è una sola e non lo è la religione o un credo bigotto a dirlo ma il senso logico e naturale della vita. Non mi interessa se ad un maschio piace un altro maschio o se a una femmina un'altra femmina. Fatti loro, "chi sono io per giudicare". Mi interessa tutelare l'istituto familiare da tutti gli attacchi che, dal '68 ad oggi, ne minano l'esistenza.

sabato 9 maggio 2015

I fratelli Grimm e il no politically correct

Hansel e Gretel
C’è qualcosa di straordinario nelle fiabe dei fratelli Grimm. Quando ho iniziato a leggerle qualcuno mi ha detto che sono troppo cruente per i bambini: sangue, teste decapitate e streghe ammazzate. Senza dubbio tutte queste cose sono presenti e, nonostante ciò, le ho trovate pedagogiche per tre motivi. Sono gli stessi motivi che spingono il nostro Occidente ormai troppo politicamente corretto a metterle da parte come vecchie e obsolete.
Il primo è che insegnano l’obbedienza. Chi se la cava, in queste storie, sono quasi sempre coloro che obbediscono ai comandi del padre o del re: la principessa non sarebbe mai riuscita a scoprire la vera identità del ranocchio se il padre non l’avesse costretta a tenerlo con se (Il principe ranocchio). Chi si trova nei pasticci è colui o colei che non obbedisce.