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sabato 25 aprile 2020

A Mario

Son passati tanti anni
che un nemico ti ha colpito.
Non capiva i tuoi affanni
e il tuo corpo ha assopito.

Camminavi tra la gente
ogni passo era benedizione
che ti portava dove era il Niente.
Questa era la tua vocazione.

La tua anima ora è lieta
e con forza, oggi, tu parli
alla mia vita inquieta
mandando via tutti i miei tarli.

mercoledì 24 aprile 2013

Una ragione per vivere



La buca non era ancora abbastanza profonda.

Sotto il cielo limpido di una calda giornata di fine aprile l’aria stava divenendo irrespirabile e la polvere secca che si alzava da terra sporcava i vestiti, entrava nella gola e asciugava le lacrime. C’era solo il silenzio, asciutto e tagliente, ad assistere a quella scena, a quegli istanti interminabili di angoscia e rassegnazione che sembravano piombati lì all’improvviso.

Ancora di più, non basta.

Gocce di sudore scendevano giù per la fronte di Mario, il caldo e la paura non smettevano di bagnare il viso e le mani che spostavano la terra. Continuava a scavare lui, interrotto solo dalla voce ferma e potente dell’uomo alle sue spalle che gli intimava di fare più in fretta.

Troppo poco tempo, bisogna muoversi.

Mario sapeva cosa stava per accadere. Di tanto in tanto tentava di guardare furtivamente il suo amico che, a pochi metri da lui, svuotava nervosamente e impietosamente la propria fossa. La guerriglia negli ultimi tempi era sempre più aspra, e i morti si contavano a centinaia.