Mi sento figlio della Chiesa e fedele al Papa a prescindere che si chiami Giovanni Paolo, Benedetto, Francesco o Leone (giusto per citare quelli che mi hanno accompagnato dal 1982). Per essere preciso: non penso questo perché in 12 anni ho incontrato personalmente il Papa più volte (anche se solo con una stretta di mano e qualche battuta).
Sant’Eugenio de Mazenod, fondatore dei missionari OMI, si definiva “uomo del Papa”. Arrivò a scrivere che lo sarebbe rimasto anche se, nel 1826, Leone XII non avesse approvato le Costituzioni e Regole della congregazione.
Sulla scia del santo fondatore, io, che da laico condivido il carisma missionario oblato, sento forte questa appartenenza filiale al Papa. Questo non vuol dire essere cieco davanti alle cose che nella Chiesa non funzionano; non vuol dire essere sordo all’urlo dei poveri che, spesso, viene inascoltato. Questo significa che ho fiducia nello Spirito Santo, il quale affida il governo della Chiesa nelle mani di una persona che Lui ritiene quella giusta. Certo, in passato ci sono stati pontefici discutibili, ma io mi soffermerei su quelli contemporanei.
Per questo motivo non amo i paragoni sui pontefici che si sono susseguiti perché ognuno di essi è figlio del tempo che vive e portatore di una personale storia che lo ha formato come uomo prima e poi come papa.
(Foto: Vatican Media)



