martedì 10 marzo 2026

Io e il Papa (a prescindere dal nome)

Mi sento figlio della Chiesa e fedele al Papa a prescindere che si chiami Giovanni Paolo, Benedetto, Francesco o Leone (giusto per citare quelli che mi hanno accompagnato dal 1982). Per essere preciso: non penso questo perché in 12 anni ho incontrato personalmente il Papa più volte (anche se solo con una stretta di mano e qualche battuta).


Sant’Eugenio de Mazenod, fondatore dei missionari OMI, si definiva “uomo del Papa”. Arrivò a scrivere che lo sarebbe rimasto anche se, nel 1826, Leone XII non avesse approvato le Costituzioni e Regole della congregazione.

Sulla scia del santo fondatore, io, che da laico condivido il carisma missionario oblato, sento forte questa appartenenza filiale al Papa. Questo non vuol dire essere cieco davanti alle cose che nella Chiesa non funzionano; non vuol dire essere sordo all’urlo dei poveri che, spesso, viene inascoltato. Questo significa che ho fiducia nello Spirito Santo, il quale affida il governo della Chiesa nelle mani di una persona che Lui ritiene quella giusta.  Certo, in passato ci sono stati pontefici discutibili, ma io mi soffermerei su quelli contemporanei.


Per questo motivo non amo i paragoni sui pontefici che si sono susseguiti perché ognuno di essi è figlio del tempo che vive e portatore di una personale storia che lo ha formato come uomo prima e poi come papa.


(Foto: Vatican Media)

sabato 20 dicembre 2025

Pane, amore e caos

Nata dall’amore tra cielo e mare,

tra il canto di una sirena e il sale .

Mani greche tracciarono un nome,

come un augurio: Neapolis.


Il Vesuvio ti guarda, padre e minaccia,

scrivendo col fuoco la tempra della tua gente.


Campane medievali battono il tempo,

vicoli stretti custodiscono preghiere e pane.

Re e rivoluzionari dividono lo stesso cielo,

azzurro, ostinato e immortale.


La Spagna porta ombra e splendore

e il barocco esplode come un coro.

I Borbone sognano palazzi e teatri,

mentre il popolo inventa canzoni

per non piegarsi al dolore.


Guerra e macerie,

ma la città si rialza da sola:

mani nude contro la paura,

quattro giorni per dire al mondo

che Napoli non si arrende. Mai!

domenica 10 agosto 2025

I colori di Gaza

Bianca è la paura

di chi vive abbandonato,

di coloro che il fuoco

ha bruciato ogni speranza.

Rossa è la rabbia

di un popolo che inerme

vede morte nelle culle

al posto di tenerezza.

Nero è il lutto

di chi è schiacciato nella morsa

di chi lo vuole distrutto

e chi lo sfrutta per potere.

Verde è la speranza

di chi vuole libertà,

la stessa nella quale

ciechi ed egoisti sguazziamo.

giovedì 7 agosto 2025

La trasformazione della polemica. Un pensiero sulla missione nel digitale

Polemiche! Sempre e solo polemiche! (Non mi riferisco alle persone della foto).

Tutto si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Lo dice chiaramente Lavoisier e, in qualche modo, lo dice anche Bolter quando parla di “rimediazione” (in inglese, rimediation). Per il massmediologo statunitense ogni media vecchio non viene sostituito da uno nuovo ma quest’ultimo lo “rimedia” inglobando in se le caratteristiche di quello precedente.

Se ci facciamo caso, infatti, guardiamo film e serie televisive dai nostri dispositivi come se fossero tv, leggiamo libri e documenti dai nostri tablet come se fossero ancora cartacei e così via. Questo processo di rimediazione, tuttavia, non ha cancellato i vecchi media. Continuiamo ad usare libri, televisioni, radio, ecc.

Ora, perché vi sto facendo un pippone sociologico e cosa c’entra questo con la missione digitale? Perché sono rimasto basito dalle polemiche che, soprattutto da parte cattolica, hanno colpito (o vogliono colpire) coloro che si impegnano nella missione cristiana vivendo anche il digitale e accusati di protagonismo, di cercare una vetrina che metta in risalto loro stessi offuscando il messaggio del Vangelo e di seguire le logiche degli algoritmi piuttosto che quelle divine. Queste sono solo alcune delle accuse che vengono mosse a sacerdoti, religiosi e laici (anche religiose e laiche, la polemica non fa distinzione sessuale). Ora mi chiedo, e vengo al punto, se questo concetto di rimediazione citato prima è vero (e per me lo è), non varrà anche per le dinamiche che accompagnano l’utilizzo dei media?

sabato 10 maggio 2025

È disumano

Affamare un popolo è disumano.
Non avere compassione per le ferite è disumano.
Distruggere le vive case è disumano.
Sradicare le radici di intere famiglie è disumano.
Non permettere a bambini di giocare è disumano.
Rendere orfani è disumano.
Svuotare il sangue delle culle è disumano.
Violentare innocenti è disumano.
Usare la vita degli altri come scudo è disumano.
Pensare che alle brutalità si possa rispondere con altrettanta crudeltà è disumano.
Stare in silenzio davanti a queste atrocità è disumano.