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mercoledì 5 gennaio 2022

Con gli adolescenti: autenticità, accettazione ed empatia

I cambiamenti storici e tecnologici ci spaventano. Abbiamo paura che i nostri ragazzi siano inermi e meri spettatori di ciò che li circonda. Tuttavia, siamo noi adulti che dobbiamo aiutarli a creare le condizioni migliori per la loro crescita. Ma come possiamo fare? Quali sono gli strumenti che possiamo utilizzare?

Lo psicologo Carl Rogers ci può aiutare suggerendoci quelli che lui individua come i pilastri del nostro “modo di essere” che potremmo portare nei nostri rapporti con gli adolescenti: autenticità, accettazione ed empatia.

Cosa significa essere autentici? Per essere autentici dobbiamo permettere ai nostri ragazzi di potersi rendere conto di chi hanno di fronte. Per essere autentico, un adulto, deve accettare i propri sentimenti, le proprie idee e gli impulsi che gli appartengono come parte maturante di se. Questo ci permette di non stare sulla difensiva. Inoltre, per essere autentici dobbiamo avere cura di noi stessi; essere sereni, che non significa non avere problemi ma rendersi conto che questi esistono. Noi adulti dobbiamo essere aperti alle nuove idee e ad avere un’intimità che porti ad un coinvolgimento reale dei nostri ragazzi.

martedì 7 dicembre 2021

Le nuove frontiere della scuola

La scuola gioca un ruolo fondamentale per l’educazione dei ragazzi. Per questo motivo può diventare protagonista della loro educazione verso l’utilizzo sano e consapevole di internet e delle tecnologie digitali.

In questo periodo storico famiglie e ragazzi hanno dovuto scontrarsi con la didattica a distanza (DAD). Non potendo andare fisicamente in aula, le scuole hanno dovuto ricorrere agli strumenti digitali per le normali attività didattiche. In verità, se tutto questo a noi risulta nuovo, dobbiamo dire che sono già alcuni anni che gli strumenti digitali sono ormai essenziali per la conoscenza, creandone una indiretta e destrutturata, a volte alternativa agli insegnamenti scolastici. Con la DAD possiamo affermare che gli insegnanti hanno avuto la possibilità di riconquistare quella centralità che stavano rischiando di perdere (in parte l’hanno già persa). Basta avere uno smartphone, infatti, per poter avere l’accesso ad una quantità di informazioni enorme.

sabato 13 novembre 2021

Hikikomori. Stare in disparte

Noi adulti, anche giustamente direi, ci preoccupiamo tanto se vediamo i nostri ragazzi chiusi in camera per lungo periodo a giocare con telefoni, computer e console. Quante volte, dopo essere entrati nella loro camera e, trovando questa al buio, ci viene la tentazione di accendere la luce o aprire le finestre? Tante. Spesso non ci accorgiamo che questo nostro modo di fare rischia di essere deleterio. Tuttavia, siamo spinti dalla preoccupazione che questi nostri adolescenti non escano più dalle loro camere. Siamo spaventati che quello diventi il loro mondo. Non lo nego. Può accadere.

C’è un fenomeno studiato in Giappone da Saito Tamaki che prende il nome di hikikomori e del quale, purtroppo, in Italia non ne siamo esenti. Il termine hikikomori è una parola giapponese e significa “stare in disparte”. Per essere precisi, il giovane hikikomori è un ragazzo che lentamente si mette in disparte dal mondo. Prima inizia ad abbandonare la scuola (o il lavoro) e successivamente si allontana da ogni tipo di relazione per recludersi fisicamente e psicologicamente, trovando, spesso, come unico svago ciò che gli offre la rete internet. Questa azione di mettersi in disparte può avere diverse cause e i due ambienti dove questo fenomeno può nascere e svilupparsi sono la famiglia e la scuola. Nella famiglia, secondo gli studi dello psicologo giapponese, un rapporto troppo attaccato alla madre può essere deleterio. Non riuscire a camminare da solo può creare insicurezza e depressione in molti giovani soggetti. Per quanto riguarda la scuola, le dinamiche di bullismo possono giocare un ruolo fondamentale per lo sviluppo di questo allontanamento sociale.

giovedì 23 settembre 2021

I nuovi bulli

Quando ero più piccolo ero considerato un bravo ragazzo. Questa mia bontà, spesso, veniva travisata e sopraffatta dai miei compagni di classe delle scuole medie. Oggi, liberamente, posso dire che rientrerei benissimo nella categoria dei bullizzati. C’erano giorni che avevo terrore di andare a scuola. C’erano giornate che venivo minacciato di essere picchiato fuori scuola e la custode della scuola sapeva che se all’uscita mi nascondevo dietro la guardiola voleva dire che mi stavo difendendo da qualche minaccia. Non è stato facile per me riscattarmi, ho dovuto aspettare di passare alle superiori. Fortunatamente la situazione è cambiata in meglio. Per tanti non è così, non hanno la stessa fortuna.

Oggi il fenomeno del bullismo è cresciuto ed è sotto l’attenzione di tutti. La “tradizionale” forma di bullismo è stata affiancata dai moderni mezzi di comunicazione. La cattiveria dei bulli trovano una grossa cassa di risonanza sui social network e sulle chat creando danni nei ragazzi che vengono sopraffatti da queste dinamiche. Questo fenomeno prende il nome di cyberbullismo.

lunedì 30 agosto 2021

Il vuoto della pornografia

Non cedete mai alla tentazione di aprire la cronologia dei browser dei vostri figli perché potreste restare sconvolti. È quello che è accaduto a me con uno degli adolescenti della comunità in cui lavoro. Mi chiese un favore, non riusciva a ritrovare un sito sul quale aveva visto una cosa e gli diedi una mano controllando la sua cronologia. Lui fu ingenuo ma io fui sconvolto dalla quantità di siti pornografici che aveva visitato.

Cerchiamo di sfatare un mito: questo fenomeno non è prerogativa maschile ma ci sono delle ricerche degli ultimi anni che affermano che il fenomeno in questione prende piede anche tra le donne e, naturalmente, tra le adolescenti. C’è da sottolineare che la pornografia non è un fenomeno adolescenziale ma una grande fetta di adulti ne ha una dipendenza.

Cosa spinge i nostri giovani a usufruire di questo materiale che è presente in rete? Bisogna distinguere due ordine di cose. Senza ombra di dubbio la facilità di accesso e la gratuità sono degli indicatori fondamentali. Un altro concetto importante è la pornografizzazione che sta assumendo una cornice importante non solo per internet. Questo termine indica quel processo che vede estendere la pornografia oltre i limiti in cui era confinata nel passato. Per i nostri ragazzi questo è deleterio perché, in una fase della vita in cui sono alla scoperta del nuovo, in cui subiscono dei cambiamenti corporei impostanti e in cui iniziano a fare i conti con la sessualità, è pericoloso. La pornografizzazione rischia di trasformare la sessualità in una mera prestazione e non più come atto emotivo. Questo processo è un male perché esclude il cuore e i sentimenti dalla sessualità puntando l’attenzione sulla pratica. Infatti, la tecnica (che nel caso della pornografia è denigrante della persona), insieme alla dipendenza che si può avere con il tempo, sono la cosa più pericolosa che ci troviamo davanti.

giovedì 8 luglio 2021

Narrare il cambiamento

Un ragazzino bravo a giocare a calcio, un giorno ci comunica che vuole provare un altro sport. In casa famiglia restiamo straniti da questa decisione che ci sembra senza senso e, probabilmente, un senso potrebbe non averlo. Chi ha a che fare con adolescenti sa benissimo che questi episodi non sono rari e non riguardano solo lo sport. Tante cose che i nostri ragazzi hanno sempre fatto, pure con piacere (almeno a noi sembra così), di punto in bianco sembrano che a loro non vadano più bene.

L’adolescenza è un’età particolare, è la fase della vita in cui si vivono tanti cambiamenti. Per i nostri ragazzi, questa è l’età di passaggio: non sono bambini e non sono adulti. Vivono un limbo in cui devono costruire la loro identità. Mentre da piccoli questa costruzione è resa più facile dall’aiuto della famiglia e della scuola, nell’adolescenza, dove inizia il distacco dalla famiglia, i ragazzi cercano in altri ausili gli strumenti per la formazione della propria identità.

venerdì 7 maggio 2021

Giovani e videogiochi

“La mia passione è giocare ai videogiochi”. Nel sentire questa frase, detta da un adolescente della casa famiglia, mi si rizzarono quei pochi capelli che ho e iniziai il mio pistolotto sui videogiochi, sulla dipendenza che potrebbero causare e sul fatto che le passioni devono essere altre, non poteva essere quella la sua passione. Avrebbe potuto dedicarsi allo sport, alla lettura o all’arte visto che lui è bravo in quest’ultima disciplina. È bastato un suo “non capisci” per lasciarmi spiazzato. Che cosa non era andato bene nel mio intervento? Arriviamoci con calma.


I videogiochi, negli anni, hanno subito dei grossi cambiamenti. Infatti, mentre fino a venti anni fa chi ci giocava lo faceva nelle mura della sua stanza da solo o con qualche amico condividendo lo spazio materiale della stanza, oggi questa forma ludica ha subito grossi cambiamenti. Basta una connessione internet per poter giocare con qualcuno che, collegato alla stessa piattaforma, potrebbe trovarsi dall’altra parte del mondo. Cosa che rende complicato il “controllo” degli adulti. Ma cosa è che spinge un adolescente a stare attaccato ore a giocare in queste piattaforme?


giovedì 1 aprile 2021

Social o asociali?

“Giovanni sei famoso!” mi dice un minore della casa famiglia. Non capendo il senso dell’affermazione rispondo che non so a cosa si riferisca. Il giovane adolescente mi dice che sul mio profilo Instagram (noto social network) ho tanti followers e per questo sono famoso. Concludo la conversazione dicendogli che non mi sento importante e che quello dei followers per me è solo un numero.


Ma è davvero così importante per un ragazzo avere tutti questi contatti sui social network? Il tempo trascorso su internet dagli adolescenti (ma questo potrebbe valere per tutti) è aumentato negli ultimi anni e la maggior parte di esso è caratterizzato dall’utilizzo dei social network. Perché si utilizzano così tanto queste piattaforme? 


Secondo Boyd ed Ellison, due studiosi delle comunicazioni, ciò avviene per tre motivi fondamentali: la presenza di uno spazio virtuale in cui un utente può costruire un profilo personale accessibile alla rete; la possibilità di creare una lista di utenti con i quali si può entrare in contatto; la possibilità di controllare la propria rete di contatti e quella degli altri. In una società in cui vogliamo tenere tutto sotto controllo, viene da se che i nostri giovani, che crescono in questo ambiente, trovano nei social network uno spazio di crescita in cui possono costruirsi a proprio piacimento la propria identità, mostrare all’esterno quello che più gli aggrada; un’identità lontana da quella che magari gli sta stretta o che inizia a non sentirsi sua a causa del cambiamento, tipico della fase della vita che percorre, che subisce il suo stile di vita o il suo corpo.


lunedì 15 febbraio 2021

I rischi della rete internet

Non ho figli. Tuttavia ho un’esperienza diretta del mondo adolescenziale grazie al mio lavoro in casa famiglia. Ci sono tanti episodi che potrei raccontare ma mi soffermerò su una cosa che i giovani d’oggi (ma non solo loro) trovano di vitale importanza: internet.

Un giorno in cui la scuola era ormai finita, non riuscivo a trovare uno dei ragazzi della casa famiglia. Non era in camera e nemmeno in giardino. Lo trovai rintanato in un angolo buio della casa con il suo cellulare in mano a fare non so cosa. Gli riportai che sembrava un drogato che di nascosto doveva assumere qualche sostanza e lui mi rispose che ero esagerato ad usare il termine “drogato”. Sarò stato veramente esagerato? Aver paragonato l’uso eccessivo di internet all’uso delle droghe è stato un azzardo eccessivo? Credo di no e a confermarlo sono i tanti studi che evidenziano come da internet si possa essere dipendenti.

Già nel 1996, un articolo di uno psicologo statunitense, Ivan Goldberg, evidenziava come questa dipendenza fosse reale e di come si manifestasse: dominanza dell’attività virtuale, alterazioni dell’umore, tolleranza, sintomi di astinenza, conflitti e ricadute rispetto all’utilizzo. Questi sintomi sono il segnale che internet rischia di diventare una parte fondamentale di chi ne usufruisce, creando un distacco da ciò che è reale. Non solo: alcuni studi hanno evidenziato che le aree cerebrali che vengono coinvolte nella dipendenza da internet sono le stesse che vengono stimolate in altre forme di dipendenza (alcool, droga, fumo).