Qualche giorno fa mi sono trovato
a scrivere della castità come dono d'amore. Rileggendo quelle righe
mi sono reso conto che alcuni punti potrebbero non essere chiari o
che potrebbero sorgere dubbi su quello che ho scritto. Anzi, se devo
essere sincero, alcuni dubbi sono sorti a me per primo. Quello che
scrivo sul mio blog sono appunti che prendo principalmente per me
stesso e che mi piace condividere.
La domanda che mi sono posto dopo
aver letto per l'ennesima volta il mio post precedente è stata: ma se io e la
mia fidanzata ci vogliamo bene, il nostro amore è sincero e puro
perché non aprire il nostro amore ad un'esperienza sessuale attiva?
Cosa c'è di male nel farlo soprattutto ora che andiamo incontro al
matrimonio? Perché aspettare il matrimonio?
Giuro che ci ho pensato e ho
cercato una risposta valida senza rendermi conto che ce l'avevo
dinanzi e che dovevo solo metabolizzarla bene. Innanzitutto nel
matrimonio l'unità del corpo degli sposi diventa un segno
dell'unione spirituale. Ciò significa che l'unione corporale di un
un uomo e la donna, nonostante sia importante e bella, non è una
pratica solamente biologica ma riguarda l'intimo della persona umana
e si realizza in modo umano “solo se è parte integrante dell'amore
con cui l'uomo e la donna si impegnano totalmente l'uno verso l'altra
fino alla morte” (C.C.C., 2361), se diventa, cioè, una comunione
perpetua.
