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giovedì 1 giugno 2017

Liberi di crescere

Quando penso di averle viste tutte, accade sempre qualcosa che mi fa ricredere e mi fa pensare che, forse, veramente al peggio non c'è mai limite. Io ho visto cose che voi mortali non potete immaginare. Ho visto ragazzi che al colloquio per il servizio civile sono stati accompagnati dai genitori (o dai nonni); ho visto ragazzi che, ormai non più adolescenti, non sanno prendere un treno, una metro o un autobus; ho visto ragazzi che, quando possibile, declinano ogni responsabilità ad un mondo degli adulti nel quale, a breve, entreranno a farvi parte.

La responsabilità, è questo che noi adulti non insegniamo ai giovani: la bellezza di fare le cose con passione, con dedizione e con responsabilità. La colpa è nostra, basti pensare a tutti quelli che storcono il naso quando faccio notare che quelli della mia età (ne compio 35 ad ottobre) non possono essere definiti giovani ma adulti; a tutti gli adulti che non crescono, che pensano che tutto sia un diritto (avere figli, sposarsi, morire). Abbiamo ammazzato la nostra società (o la stiamo uccidendo lentamente) e poi ci lamentiamo se i nostri giovani non riescono a camminare da soli.

giovedì 4 aprile 2013

Quella notte a Tor Vergata non c'ero



Quella notte a Tor Vergata io non c’ero. Quella notte ero nella mia casa al mare con la mia famiglia e guardavo in televisione tutti quei giovani che si erano riuniti a Roma per incontrare il Beato Giovanni Paolo II. Li osservavo con un misto di invidia e compassione. Io ero al mare e mai avrei rinunciato ai miei due mesi di vacanza. Certo, le suore del mio quartiere mi avevano invitato ma avevo rifiutato.
Avevo 17 anni e vivevo il mio essere cristiano andando la domenica alla messa e frequentando il coro (anche se stonato). La mia pratica cristiana si fermava con queste due cose e mi bastavano. Ero nel pieno della mia crisi adolescenziale e non capivo che vivere da cristiano fosse qualcosa di concreto e non astratto.