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mercoledì 13 gennaio 2021

Parlare di case famiglia al bancone dei salumi

Foto di una “triste” attività di una casa famiglia

Al supermercato, al bancone dei salumi siamo io e un vecchietto. La salumiera di turno ha chiesto chi fosse il primo. Sono io ma, mosso dal mio animo gentile (e dal fatto che stamattina non faccio le cose di corsa), decido di far passare per prima il vecchietto.

“Signore vada lei, tanto oggi vado con calma che non lavoro, non ho turno.”

L’uomo mi ringrazia compra quello che gli serve e va via.

“Che lavoro fa lei?” Mi chiede la salumiera.

“Lavoro in casa famiglia.” A questa frase la poveretta mi guarda con uno sguardo strano, non so se di condanna o altro. 

“Bel lavoro, peccato per quei poveri bimbi.”

“Per molti è un bene stare in casa famiglia...”

“Per tanti no, si sentono delle cose...”

lunedì 29 luglio 2019

Pensieri in casa famiglia

Non posso parlarvi dei fatti di Bibbiano, la vicenda è complicata e scandalosa e le indagini verificheranno quello che è accaduto. Su questa vicenda posso solo, brevemente, dire due cose.
La prima è che questa vicenda infanga l’ottimo lavoro che molti operatori dei servizi sociali effettuano ogni giorno: lavoro di persone oneste che mettono da parte ogni interesse personale (se mai ce ne fossero) e sacrificandosi ogni giorno per il bene dei minori che gli vengono affidati.
La seconda cosa che mi sta a cuore è il clima d’odio che una parte politica sta creando verso gli operatori del sociale e in particolare contro le case famiglia. Questa parte politica, come ho già scritto tempo fa, trova terreno fertile in una vasta area di persone che per ignoranza, per poca informazione o semplicemente perché si sente autorizzato a poter esternare il proprio odio è pronta a sparare sentenze estendendo i difetti degli altri (quelli di Bibbiano per esempio) a tutti quelli che lavorano onestamente.

venerdì 26 aprile 2019

Il cuore dei bambini

Credo che quando Gesù disse che ci saremmo salvati solo se avessimo avuto un cuore come i bambini, Egli aveva in mente uno dei bimbi della casa famiglia in cui lavoro. 
L'altro giorno, infatti, mentre andavamo a fare una passeggiata sulla spiaggia di Fregene, questo bimbo di otto anni ha detto: "Io non ho paura di niente perché Gesù Cristo è sempre con me. Io credo in Lui e Lui crede in me".
Questa frase la ricordo parola per parola perché mi ha colpito la sincerità con la quale l'ha pronunciata. Ovviamente lui lo ha detto perché aveva annunciato che voleva fare il bagno e noi gli abbiamo detto di no perché con il mare mosso era pericoloso farlo. Tuttavia, se ha esternato questo pensiero, vuol dire che la sua vicinanza con Cristo è reale nel suo cuore.
Affidiamo a Dio questo bambino e la sua storia affinché possa continuare ad alimentare questa certezza e chiediamoGli di donarci un cuore semplice e sincero per poterLo servire con tutto noi stessi... come fanno i bambini.

martedì 2 aprile 2019

Creare Famiglia

36 anni, coniugato, vive e lavora a Roma. Un punto chiave per capire la sua vocazione per Giovanni Varuni è stato l’incontro con i missionari Oblati di Maria Immacolata. Giovanni ha infatti vissuto al Centro giovanile di Marino laziale (Roma), alcuni anni nel Movimento giovanile Costruire, per poi associarsi all’Associazione Missionaria Maria Immacolata. Attualmente lavora come educatore per la cooperativa L’Accoglienza che gestisce alcune case-famiglia a Roma.
Da più di sei anni lavori presso Casa Betania, una casa-famiglia che accoglie minori con diverse problematiche…
Ho iniziato a lavorare nella comunità di Casa Betania nel luglio del 2012. In questi anni il mio servizio (mi piace definirlo così) ha avuto tanti cambiamenti. Sono stato assunto per lavorare in case-famiglia che ospitano bambini e ragazzi con varie forme di disabilità anche gravi. Il lavoro in questa realtà va dall’assistenza pura alla persona al condividere la quotidianità con questi ragazzi. La “politica di gestione” delle case famiglie della comunità è quella di dare un ambiente all’ospite quanto più familiare possibile. Posso dire che il mio lavoro consiste anche nell’essere famiglia con i ragazzi delle case. All’inizio mi sembrava un lavoro molto duro. Ricordo che al primo colloquio dissi chiaramente che, non avendo mai lavorato con ragazzi disabili, non sapevo fino a quando avrei retto: avevo messo le mani avanti. A Casa Sull’Albero, questo il nome della struttura, sono andato avanti fino all’inizio del 2017, poi ho continuato, perché mi hanno chiesto di cambiare il mio servizio, spostandomi nella struttura “madre” dove ci sono i ragazzi che definiremmo normodotati, ma che comunque presentano problematiche. Qui il mio lavoro è cambiato del tutto: mentre a Casa Sull’Albero i tempi erano scanditi da pratiche sanitarie, cambi pannoloni, pasti e momenti di svago ora le giornate sono molto variabili. Le attività dei ragazzi sono tante e la logistica non è semplice: immaginate una famiglia con sette figli dove ognuno ha un’attività pomeridiana diversa. Ci sarebbe da impazzire! Fortunatamente la casa vede la presenza di una famiglia residente e il lavoro è molto più semplice perché organizzato bene e distribuito ancora meglio. Certo, gli imprevisti ci sono sempre, ma a quelli si trova sempre una soluzione.

lunedì 1 aprile 2019

Salvini e le Case Famiglia

Mi ero ripromesso di parlare poco del ministro Salvini e delle sue politiche che non condivido. Stavolta, però, mi sento chiamato in causa in prima persona perché oggi verrà presentata la richiesta per costituire una commissione d’inchiesta per le Case Famiglia italiane per beccare, a detta del vicepremier, “chi toglie alle famiglie, usa e trattiene i bambini solo per incassare i soldi”.
Questa cosa mi offende e non solo perché sono educatore di Casa Betania, una casa famiglia romana che da 26 anni opera sul territorio del XIV municipio. Conosco la serietà della casa famiglia dove lavoro, la mia onestà mi avrebbe già portato lontano se ci fossero state cose poco chiare, quindi non ho nulla da temere da questa eventuale commissione d’inchiesta. Tuttavia, questa presa di posizione mi fa arrabbiare perché, come è ormai prassi di Salvini, tende a creare un nemico e, dopo le ONG che operano nel Mediterraneo, ora tocca alle strutture di accoglienza dei minori e lo fa alimentando il malcontento che, concimato dall’ignoranza di chi non conosce la realtà delle case famiglia, fa di queste ultime un nemico che rallenta adozioni o rientri in famiglia di bambini che per vari motivi vengono allontanati dal nucleo familiare. Ricordo al ministro che i tempi di permanenza, dipendono dalla lunghezza dei progetti sui bambini e questi non vengono decisi dalle case famiglia ma da un giudice che si muove in base ai rapporti dei servizi sociali, tutori e curatori. È un lavoro di rete che, quando è fatto seriamente, porta solo benefici al bambino ospite nelle strutture. Forse ha ragione il premier Conte che lo ha invitato a studiare prima di esternare queste cose.
Paragonare le case famiglia a un qualsiasi truffatore è una mossa umanamente scorretta perché, anche se ci possono essere strutture (e purtroppo ne ho conosciute) che non hanno a cuore l’interesse dei minori, non si può insinuare il dubbio nella testa della gente facendo credere che sono tutte uguali, che tutte sono mosse da scopi lucrativi. È come dire che chi vota la Lega è un ladro perché questo partito ha fatto sparire 49 milioni di euro.

mercoledì 4 febbraio 2015

Vite umili

Io, purtroppo, sono attaccata perennemente a questo saturimetro. A me da fastidio questo apparecchio che suona quando il mio sangue non porta abbastanza ossigeno ma vi sono abituata. Mi serve per chiamarti quando ho bisogno del tuo aiuto. Tuttavia, non andare subito nel panico. A volte voglio semplicemente dirti che devi cambiarmi il pannolino perché ho fatto la cacca.

Io, invece, sono destinato a stare su questa carrozzina. Ho bisogno delle tue braccia per muovermi, delle tue mani per lavarmi. Con umiltà mi faccio curare e sono contento quando vedo il tuo sorriso mentre mi aiuti, mi rallegro quando mi fai ascoltare le canzoni che tanto mi piacciono.

Io sono un adolescente nel pieno delle sue crisi ormonali. Lo so che non si fa, che non devo allungare le mani sul sedere delle ragazze che mi passano accanto. Tu, giustamente, mi sgridi quando lo faccio ma anche tu sei stato adolescente e sai cosa si prova. Per questo rido quando mi richiami e, non curante del richiamo, continuo a fare la mano morta.