“Questi giovani!”
Tante volte sento questa frase da noi adulti e ogni volta provo rabbia perché, spesso, la causa del loro malessere siamo noi adulti che non riusciamo ad accompagnarli.
Più volte mi sono trovato a ragionare sullo stare con i giovani e per i giovani (il mio lavoro educativo mi porta a farlo) e il testo di Nicola Camporiondo entra di diritto nelle mie riflessioni perché il suo è un libro che parla ai ragazzi trattando temi come la famiglia, l’amicizia e (da buon missionario digitale) la fede. Non quella bigotta, pronta a puntare il dito e che fa sentire giudicati. Nicola parla di un Dio che ti accompagna e che s’incarna nelle cose della nostra vita; un Dio che ci spinge ad andare oltre le nostre difficoltà e guardare le nostre resurrezioni.
Tuttavia, non crediate che questo libro parli solo di “cose di Chiesa”. Parla del bisogno degli adolescenti di sentirsi accolti, ascoltati e di avere accanto figure educative che sappiano essere padri e madri (in senso lato ovviamente), che siano rispettosi dei tempi degli adolescenti ma che sappiano contenere con amore ed empatia la loro vita. Per questo motivo il libro non parla solo ai giovani ma anche a noi adulti.
Chiudendo il libro, infatti, mi sono reso conto che Nicola non scrive per insegnare qualcosa ai ragazzi, ma per ricordare a noi adulti come si sta accanto a qualcuno senza giudicarlo. Ed è forse questo il vero atto di fede di cui parla: credere che ogni giovane, se accompagnato con amore, possa davvero risorgere.
