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venerdì 21 marzo 2025

Terzo passo verso Pasqua: carità

Quando pensiamo alla carità la prima cosa che viene in mente è l’elemosina, il donare qualche spicciolo ai poveretti che chiedono un aiuto economico su un ciglio della strada o fuori le nostre parrocchie. Sicuramente quello è una forma di carità ma per noi cristiani questa ha un significato più profondo.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica definisce la carità come “la virtù teologale per la quale amiamo Dio sopra ogni cosa per se stesso, e il nostro prossimo come noi stessi per amore di Dio.” Leggendo questa definizione mi vengono i brividi. Quanto è difficile mettere in pratica la vera carità quella che tutto ama, tutto sopporta!

Fortunatamente ho un maestro che, per tutta la sua vita, mi ha mostrato la via da percorrere per poter mettere in pratica questa virtù. Gesù, infatti, ha mostrato concretamente come amare Dio e gli altri anche quando questo amore non è compreso, anche quando prende la forma (illogica per le dinamiche umane) della croce. È da quel trono di morte, infatti, che ci mostra fino a dove deve arrivare il nostro amore per Dio: alla donazione totale. Quel “li amò fino alla fine” (Gv 13,1) è la meta della carità. Sarà proprio questa che porta il Figlio a dire al buon ladrone che sarebbe stato alla sua destra. Anche in punto di morte, Gesù continua a dispensare atti d’amore immensi.

Preghiamo Dio Padre che possa donarci un cuore libero di amare Lui e gli altri. Di amare come ha fatto il Figlio fino ai suoi ultimi momenti, come lo ha fatto sul Calvario: senza riserve.

venerdì 15 aprile 2022

Settimo passo verso Pasqua: germogliare

Gesù lo aveva annunciato: “se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.” (Gv 12,24). Nel dubbio che noi non avessimo capito bene, ha vissuto sulla sua pelle questo morire e non in senso metaforico. Sulla croce, infatti, ha donato la sua vita per noi ma la sua morte non è sterile perché ha portato molto frutto. Dalla croce è germogliata una vita nuova, una nuova alleanza la quale ci ricorda che non abbiamo bisogno di comprare la misericordia di Dio. Gesù ha acquistato con il suo sangue la nostra salvezza ed è ad esso che dobbiamo dissetarci quando ci sentiamo morti, quando la nostra croce diventa pesante. Sarà il sangue di Cristo il concime che farà germogliare una nuova vita. A noi resta solo andare avanti con la certezza che quel dolore è preludio di resurrezione. Perché ognuno di noi, in fondo, è il fiore più bello che possa esserci nel giardino di Dio. Dobbiamo solo rendercene conto per non appassire.

venerdì 8 aprile 2022

Sesto passo verso Pasqua: affidarsi

Quanta fatica facciamo ad affidarci agli altri, ci costa troppo. Abbiamo timore ad affidarci e l’abbiamo per due

 motivi: per non essere di peso e per orgoglio.

Non vogliamo dare fastidio agli altri e non ci rendiamo conto che non siamo chiamati a vivere da soli (gli eremiti sono una bellissima eccezione). Abbiamo bisogno dei fratelli perché non possiamo fare tutto in solitudine. Possiamo rendercene conto quando andiamo da un medico oppure quando abbiamo bisogno di un tecnico (idraulico, elettricista, meccanico). Per tutte le cose che non possiamo arrivarci da soli, abbiamo bisogno di qualcuno che ne capisca e ci aiuti. Ci dobbiamo riconoscere limitati per poter seguire Cristo sulla via tracciata da lui. Sul Calvario, nel momento più duro della sua vita, si è affidato al Cireneo, si è lasciato aiutare perché, in quel momento, la croce era pesante anche per lui che è Dio.

Abbiamo remore ad affidarci agli altri anche per orgoglio. Crediamo di essere onnipotenti ma non è così. Molte volte, personalmente, mi sono trovato di fronte al dover chiedere aiuto ma per orgoglio ho voluto fare da me combinando dei grandi pasticci. Con il tempo, però, ho capito che non c’era nulla di male a farlo mi sono reso conto che, in alcuni momenti, dovevo fare come i bambini: affidarmi. Tuttavia, nel farlo mi sono accorto che devo avere fiducia di chi affido una mia difficoltà (ma anche una gioia). Perché affidare una parte di me è affidare un pezzo della mia vita. Lo sa bene Gesù che dalla croce affida il suo spirito al Padre con un fiducia filiale che gli da la certezza che la sua morte non è una sconfitta ma un atto che dona vita.

venerdì 1 aprile 2022

Quinto passo verso Pasqua: dissetarsi

Bere è uno dei bisogni primari dell’uomo. L’acqua, infatti, è importante per il buon funzionamento del nostro organismo. Lo sa bene chi vive in paesi in cui questo bene primario scarseggia. L’acqua è funzionale al corpo, all’agricoltura e all’allevamento. Senza di essa non potremmo sopravvivere.

Dissetarsi è essenziale. Spesso, però, noi abbiamo sete di altro: di cultura, di sport e tanti altri nostri interessi. Non sono cose di cui possiamo farne a meno perché ci fanno sentire vivi. Io, per esempio, senza i libri e senza i miei Lego non saprei stare.

Abbiamo “sete” anche quando sentiamo una carenza d’amore. Questa è una sete rischiosa perché, spinti da questo bisogno importante, rischiamo di andare ad abbeverarci a fonti che sono distruttive per noi e per chi ci sta accanto. Per noi cristiani la bussola che ci guida verso fonti d’amore giuste è Gesù: è lui che ci insegna quale strada percorrere per sentirci amati e restare lontani dalle tentazioni del diavolo. Tuttavia, Cristo ci insegna anche come dobbiamo dissetare chi ne ha bisogno: con verità. Se uno ha sete e non gli dai acqua da bere, gli fai un danno enorme. Lo sa bene Gesù che, dalla croce, chiede acqua e gli porgono aceto. Chiede sollievo e gli danno altro dolore.

venerdì 25 marzo 2022

Quarto passo verso Pasqua: donare

C’è tanta letteratura antropologica sull’importanza del dono, su come è essenziale per il funzionamento dei rapporti tra individui. Tuttavia, mi soffermerei su due aspetti interessanti che hanno a che fare più con l’aspetto umano.

Un dono è, senza ombra di dubbio, importante per chi lo riceve. Può cambiare anche la vita e far svoltare una giornata triste. Non mi riferisco solo ai doni materiali che sono, ovviamente, importanti. Se mia moglie è triste e le faccio trovare al centro della tavola i fiori raccolti dal terrazzo, il suo sguardo cambia colore (e non dico cosa succede se le compro un bel mazzo di fiori). Personalmente, poi, trovo sempre bello ed emozionante ricevere doni perché sono dimostrazioni di affetto tra le mie preferite. Ci sono, però, anche doni immateriali che possono essere belli e che fanno tanto bene all’anima: donare tempo ad una persona cara in difficoltà, ascoltandola, standole vicino, prenderle la mano, aiutarla… donarle la vita. Un dono può cambiare la prospettiva sulle cose.

C’è anche un altro aspetto che reputo importante: il donare aiuta anche chi compie questa azione. Un dono, quando è sincero e gratuito, riempie l’anima di dolcezza, è un lasciapassare nel cuore di chi lo riceve. Poi, se il dono è fatto in un momento di dolore, assume un valore immenso. Forse è per questo che Gesù, dalla croce, dona Maria all’umanità: perché questo regalo non ha prezzo e il Cristo sofferente vuole sottolinearlo.

Lasciamoci guidare, quindi, dalla logica del dono, affinché tutti possiamo riconoscerci fratelli che crescono nell’amore.

venerdì 18 marzo 2022

Terzo passo verso Pasqua: la carità

Quando pensiamo alla carità la prima cosa che viene in mente è l’elemosina, il donare qualche spicciolo ai poveretti che chiedono un aiuto economico su un ciglio della strada o fuori le nostre parrocchie. Sicuramente quello è una forma di carità ma per noi cristiani questa ha un significato più profondo.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica definisce la carità come “la virtù teologale per la quale amiamo Dio sopra ogni cosa per se stesso, e il nostro prossimo come noi stessi per amore di Dio.” Leggendo questa definizione mi vengono i brividi. Quanto è difficile mettere in pratica la vera carità quella che tutto ama, tutto sopporta!

Fortunatamente ho un maestro che, per tutta la sua vita, mi ha mostrato la via da percorrere per poter mettere in pratica questa virtù. Gesù, infatti, ha mostrato concretamente come amare Dio e gli altri anche quando questo amore non è compreso, anche quando prende la forma (illogica per le dinamiche umane) della croce. È da quel trono di morte, infatti, che ci mostra fino a dove deve arrivare il nostro amore per Dio: alla donazione totale. Quel “li amò fino alla fine” (Gv 13,1) è la meta della carità. Sarà proprio questa che porta il Figlio a dire al buon ladrone che sarebbe stato con lui nel paradiso. Anche in punto di morte, Gesù continua a dispensare atti d’amore immensi

Preghiamo Dio Padre che possa donarci un cuore libero di amare Lui e gli altri. Di amare come ha fatto il Figlio fino ai suoi ultimi momenti, come lo ha fatto sul Calvario: senza riserve.

venerdì 11 marzo 2022

Secondo passo verso Pasqua: il perdono

Se solo ci rendessimo conto di quanto abbiamo bisogno di perdono il nostro mondo vivrebbe meglio. Abbiamo bisogno di perdonare, di vivere in pace con chi ci fa dei torti, con chi (a volte anche in maniera involontaria) ci ferisce. Non c’è bisogno di farlo “settanta volte sette” (Mt 18,21-22), basterebbe una sola volta ma che sia sincera, forse per questo ci scoraggiamo. È difficile farlo, non è semplice trovare conforto in questa pratica di pace perché il nostro orgoglio prende spesso il sopravvento e lasciamo fare ad esso.

Quante volte mi ritrovo bloccato in questa dinamica che non mi fa crescere. Tuttavia, ho imparato a concentrarmi su Gesù che dalla croce dice al Padre “perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,33-34). Lo avevano umiliato, torturato e crocefisso ma ha la forza di implorare perdono per coloro che gli stavano facendo tutto questo. Forse non tutti capirono quel gesto e quasi tutti non giovarono di quel perdono perché, se è difficile perdonare, è altrettanto difficile chiedere perdono, riconoscersi nell’errore.

Lasciamo spazio a Dio nel nostro cuore, affinché la sua misericordia possa spingerci sempre più sulla strada del perdono.

mercoledì 17 febbraio 2021

Preghiera, carità e digiuno. Pensiero notturno di inizio Quaresima

È iniziato il cammino di Quaresima che ci porterà alla Pasqua e la liturgia di oggi, mercoledì delle ceneri, ci ricorda quali sono i pilastri di questo cammino: preghiera, carità e digiuno. 

Ascoltando il Vangelo pensavo a quante occasioni Dio mi dona per poterle mettere in pratica e non le sfrutto. 

Quante volte prego con parole vuote, recitando a memoria delle preghiere imparate da piccolo. Servono anche queste ma se non faccio della mia vita una preghiera, queste parole restano senza senso.

Quante volte penso a come posso essere caritatevole, chi posso aiutare con la mia elemosina... per poi accorgermi che ci sono i piatti nel lavello da lavare o il letto da rifare e lascio tutto così giustificandomi che sono stanco. Carità è rendermi utile anche in questi casi.

Quante volte digiuno dal cibo, da internet, dalla TV per poi rendermi conto che non riesco a non parlare male del fratello, che non riesco proprio a digiunare da giudizi gratuiti.

Prego Dio Padre che mi permetta di perfezionare questi tre pilastri nella per poter fare un cammino di Quaresima gioioso che mi faccia diventare degno figlio suo.

domenica 25 marzo 2018

Resurrezione quaresimale

Anche questa Quaresima sta volgendo al termine e mai come quest'anno ho capito una cosa essenziale per la mia vita di cristiano: che questo tempo di conversione conduce sì alla Pasqua ma ne conserva i germogli ogni giorno. 
La Quaresima, infatti, al contrario di quello che pensano tanti (purtroppo anche cristiani), non è solo un tempo triste, un tempo in cui la Pasqua è vista come un traguardo al quale chi si è contriso di più arriverà santificato. La Quaresima nasconde in sé i semi della Pasqua e la fa vivere ogni giorno perché fa tesoro prezioso dell'amore di Dio. Questo tempo ci aiuta a meditare sui nostri peccati, sulle mancanze che abbiamo per arrivare a costruire il Regno di Dio sulla Terra, tuttavia ci regala ogni giorno un granello di speranza e ci insegna a conservarlo e a coltivarlo nei momenti di sconforto perché la Resurrezione è ogni giorno. Il tempo di Quaresima, in fondo, è come l'albero di albicocche che ho di fronte la finestra di casa mia che nonostante il freddo, le gelate e la neve ha continuato a fiorire perché le intemperie non lo hanno fermato e tra un po' sarà pronto a donare i suoi frutti succulenti a chi desidera mangiarne.

sabato 4 marzo 2017

Il giusto cibo

Chi mangia, mangia per il Signore, dal momento che rende grazie a Dio”. (Rm 14,6)

Il digiuno e l’astinenza: questi sconosciuti. Già, perché ogni anno l’arrivo della Quaresima porta con sé dubbi esistenziali: ha ancora senso astenersi dalla carne in un’epoca in cui è il pesce l’alimento più pregiato? Il digiuno è da intendersi in senso letterale, o è solo un modo per ricordare di fare spazio alla carità? Mille domande che trovano risposte e motivazioni in un prezioso testo della CEI, “Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza”, che resta un punto fermo per chi vuole approfondire il tema.
Forse in questo contesto è bene riscoprire nella nostra vita quotidiana la virtù cardinale della temperanza, come ricorda mons. Gianfranco Ravasi nel suo libricino “Siamo quel che mangiamo?” (Emi, 2015): «Il corretto uso del cibo è la connotazione più popolare della temperanza. È, certo, sobrietà, controllo delle pulsioni, dominio dei sensi e dignità personale, ma deve diventare soprattutto espressione positiva della carità. Il cibo è fondamentale per la sopravvivenza, e la moderazione è una virtù che non cancella, anzi, sostiene la gioia di un pranzo festoso, com’è quello della famiglia radunata attorno alla mensa, cantata dal Salmo 128».

(Tratto da Missioni OMI 3/2017)