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giovedì 27 marzo 2025

2020 - 27 marzo - 2025: la Statio Orbis di Francesco

Oggi sono 5 anni dalla sera in cui, in una Piazza San Pietro vuota, Francesco ha preso su di se il dolore, l’attesa, la tensione e i dubbi che la pandemia aveva portato nelle nostre vite.
Quella sera il Papa è stato un cireneo che ha cercato di sollevare tanti da una croce ormai pesante.
Quella sera il Papa ci ha ricordato che tutti eravamo sulla stessa barca e “non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme”. Ma non dimentichiamo che questo valeva cinque anni fa come vale oggi.

(Foto di Vatican Media)

martedì 10 ottobre 2017

Vorrei abbracciare il Papa

Ebbene sì, vorrei abbracciare papa Francesco e non voglio farlo perché sembra essere di moda trattare il Papa come uno di famiglia. Vorrei abbracciare il Papa per mostrargli la mia vicinanza, per mostrargli che, di fronte a tutti quelli che lo attaccano (non credenti e credenti), ci sono io che gli voglio bene.
Vorrei abbracciare il Papa perché c'è il rischio che possa sentirsi solo quando una fetta molto ampia di cattolici non capisce quello che dice e non si rende conto che è lo Spirito che parla tramite lui; perché a tutti questi cattolici che gli pongono tranelli dialettici e no, io vorrei dire di lasciarsi trasportare dalla bontà concreta che esce dalla bocca (e dalla penna) di Francesco.
Vorrei abbracciare il Papa per mostrargli che non casco nella trappola di chi strumentalizza le sue parole; di chi vorrebbe una giustificazione dei propri comportamenti cambiando il significato delle parole del Pontefice; di chi fa orecchie di mercante e ascolta solo quello che  più gli aggrada dei discorsi di Francesco.

mercoledì 9 dicembre 2015

La Misericordia salverà il mondo

È iniziato il Giubileo. Il papa lo ha voluto fortemente e per questo motivo è chiamato anche "Giubileo di Francesco". Lo fanno soprattutto coloro che attaccano il papa: quel branco di cattolici, fomentati da intellettuali dallo spessore di Antonio Socci, che si ostinano a non voler riconoscere il pontificato di Bergoglio. Tuttavia, io preferisco chiamarlo "della Misericordia" (si, io seguo il papa anche se a volte dice cose che per capirle devo rileggerle più volte per avere conferma che il suo magistero sia fedele alla dottrina cattolica. Fortunatamente ne ho sempre la conferma).
Misericordia, in questi giorni questa parola sta risuonando nelle nostre case e lo fa con al dolcezza che questa parola contiene. Non voglio, però, soffermarmi su cosa sia la misericordia, forse lo farò in seguito. Mi piaceva scrivere qualcosa su quello che la parola misericordia vuole dire con il suo contenuto: misericòrdis, misereo-còrdis (ho pietà-cuore), avere a cuore la miseria degli altri. Questo sentimento può salvarci perché, ponendoci nella situazione di riconoscere che noi non stiamo su un gradino che ci eleva rispetto agli altri, può farci vedere che il fratello, anche quello più miserevole (non parlo solo di miseria materiale), come strumento della Divina Provvidenza.

lunedì 14 settembre 2015

Misericordia

Per voi che volete dividere
le braccia sono aperte.
Per voi che alimentate odio mascherato
le braccia sono aperte.
Per voi che siete finti buoni
le braccia sono aperte.
Per voi veri farisei
le braccia sono aperte.
Per voi che seminate parole d'odio
le braccia sono aperte.
Per voi che desiderate il potere
le braccia sono aperte.
Per voi che non sapete accogliere
le braccia sono aperte.
Per voi che interpretate la Parola
le braccia sono aperte.
Per voi che non volete seguire Pietro
le braccia sono aperte.

martedì 5 maggio 2015

Coraggio

Un Vento forte ti spinge
e tu spieghi le vele.
Cosa ci sarà all'orizzonte?
Un Voce insistente ti chiama
e tu stappi le orecchie.
Cosa ti dirà oltre a parole dolci?
Un Sole cocente entra nella tua stanza
e tu apri gli scuri.
Cosa potrà mostrarti la sua luce?
Un Fiume ti trascina forte nel suo letto
e tu ti lasci trasportare.
Dove potrà portarti questo fiume?
Naviga questo mare senza paura.
Ascolta queste parole senza paura.
Osserva quest'anima senza paura.
Abbandonati a queste braccia senza paura.
Sii di esempio per noi
che belanti aneliamo alla fonte di vita eterna.

venerdì 16 gennaio 2015

Un pugno per la madre


Mi duole dirlo ma il Papa ha ragione. Come lui anche io sono contrario ad ogni forma di violenza. Non mi reputo un uomo violento ma nemmeno un uomo pacifico. Sono convinto che nulla deve giustificare un atto violento. Anzi, non proprio nulla. Infatti, se la violenza serve ad abbattere regimi o situazioni in cui è limitata la libertà democratica di qualcuno allora alzo le mani. Mi sforzo ogni giorno ad essere un portatore di pace e, se devo essere sincero, non ci riesco quasi mai. Probabilmente devo lavorare di più su questa beatitudine. 
Sin da piccolo, ricordo, sono sempre stato il classico ragazzino preso di mira dal bullo di turno. Se devo fare il conto di tutti gli schiaffi che prendevo potrei stare fermo per ore. Ricordo che difficilmente reagivo e non perché stoicamente voltavo l’altra guancia. Ero convinto che la violenza porta solo altra violenza. Alle elementari, per esempio, c’era un ragazzo che mi ossessionava, tornavo quasi ogni giorno a casa dispiaciuto del suo comportamento, sapevo che non facevo nulla di male nei suoi confronti e non mi capacitavo del motivo del suo disprezzo violento. La soluzione a quella situazione la trovò mia madre: “B. (non scrivo il nome) ti dice parolacce, e ti da gli schiaffi? Noi gli portiamo un regalo”. Ricordo che gli regalammo una scatola di macchinine e ricordo la sua faccia stupita da quel gesto. I suoi occhi sembravano dire “un regalo a me che ti tratto sempre male?”. Non so se fu la potenza di quel gesto di amore di mia madre ma da quel giorno B. si comportò bene con me. Iniziò a provare affetto per me. Il giorno del funerale di mia madre mi disse: “ricordo ancora le macchinine”. Non siamo mai stati amici perché apparteniamo a due mondi diversi, ma ogni volta che lo incontro per le strade del mio quartiere napoletano (da quando vivo a Roma capita raramente per ovvi motivi geografici) è sempre una festa.

giovedì 16 ottobre 2014

La Salvezza non è per pochi

Non voglio entrare in discussioni troppo teologiche perché poi non so uscirne e mi arrabbio. Tuttavia, in questi giorni ne sto ascoltando tante sul Sinodo sulla famiglia (lo so torno a rompere con questo argomento), in particolare sono preoccupato della reazione di tanti cattolici all’uscita della Relatio post disceptationem del cardinale Péter Erdő. Sono preoccupato perché stiamo rischiando di diventare come il fratello del figliol prodigo, come colui che non fa festa per il fratello che ha deciso di salvarsi e ritornare dal padre.
Comunque, ritornando alla Relatio e premettendo che questa è la relazione sulle riflessioni dei padri sinodali (che indicano prospettive che dovranno essere discusse dalla riflessione delle Chiese locali per l’ottobre del 2015) e che non è una lista di norme da attualizzare, vorrei esprimere un mio pensiero sui punti descritti in essa.
Per prima cosa non c’è ombra di dubbio che il contesto socio-culturale in cui vivono le famiglie è cambiato ed è diverso geograficamente. Nessuno può negarlo e nessuno può negare che la nostra società secolarizzata abbia creato un individualismo che spinge i singoli a prendersi cura della propria persona rischiando di vivere egoisticamente. Nessuno può negare che la Chiesa debba agire in questo contesto testoniando la salvezza. 

martedì 7 ottobre 2014

Sto con il papa

Eh si! Credo proprio che il diavolo ci stia riuscendo. A lui non piacciono i legami in Dio, vuole romperli, distruggerli. Gli educatori del corso prematrimoniale dicevano a me e a mia moglie: "attenti che Satana vuole distruggere i matrimoni cristiani, in questo modo vi allontana da Dio". No, non sto in crisi con Angelica. Esserlo dopo appena qualche mese di matrimonio mi farebbe rientrare in quella categoria di persone che mi hanno sempre lasciato perplesso: i matrimoni super brevi. Mi riferisco ad altri rapporti che saldiamo con Dio: l'appartenenza alla Chiesa, la Sua Chiesa.
In questi giorni, che coincidono con il Sinodo dei vescovi sulla famiglia, sento (e leggo) voci discordanti sulla direzione che starebbe prendendo la Dottrina della Chiesa su vari argomenti delicati: omosessualità e comunione ai divorziati in testa.

martedì 1 ottobre 2013

Dialogo e missione


Giuro che stavolta non vi annoierò troppo ma c'è un pensiero che mi attanaglia la mente ed è più forte di me, devo condividerlo con voi.
Chi mi conosce sa che non sono un uomo che ama il dialogo, ovvero, non amo il dialogo nel significato che gli da il senso comune. Io dico sempre che se per dialogo s'intende il parlare di alcune cose e non essere libero di poter difendere la propria opinione sentendola, quindi, denigrare o non rispettata, se ci sono questi presupposti vuol dire che non esiste dialogo. La bellezza del dialogo sta nel poter esternare la propria idea, ascoltare l'idea della persona con la quale si entra in contatto e rispettarla. Questo procedimento, tuttavia, non implicita che si raggiunga un punto di vista comune. La bellezza del dialogo sta anche il lasciare all'altro la libertà di continuare ad abbracciare il proprio pensiero, anche se non lo condivido, anche se se per me dovesse risultare un pensiero “nemico” contro il quale iniziare una battaglia (naturalmente non una battaglia violenta). L'altro è libero di fare la stessa cosa con me ma deve lasciarmi lo spazio e la libertà di continuare a manifestare il mio pensiero.

mercoledì 13 marzo 2013

Papa Francesco


A caldo. Alcune emozioni sulla giornata di oggi vissuta a San Pietro. Devo dire la verità: la mia costanza è stata premiata.
Ho finito di lavorare alle 16:30 e sono arrivato in Piazza San Pietro alle 17:15 con la speranza che ci fosse stata una fumata bianca intermedia. Così non è stato e mi sono beccato due ore di freddo e acqua. Le mie ossa ancora stanno dicendo parolacce a non finire ma ne è valsa la pena.
Alla fumata bianca la Piazza è esplosa in un grido di gioia e un’attesa trepidante ha invaso San Pietro. Il momento dell’”Avemus Papa” è stato emozionante. Per la prima volta in vita mia ho ascoltato dal vivo questa frase. L’affaccio del Papa e la sua benedizione. La sua semplicità nelle parole e nel mostrarsi mi hanno colpito in positivo. Il pontificato di Benedetto è finito nell’umiltà e quello di Francesco inizia seguendo la stessa scia.