Vi vedo felici, che insieme partite per luoghi lontani, per le vostre gite alle quali mi tenete fuori. Purtroppo sembra che io vi sia di peso, avete paura di quello che possa farvi, per questo motivo non volete dormire in stanza con me. Tuttavia, vi capisco. Ciò che è diverso dalla vostra normalità vi fa paura. Se c'è qualcosa, o meglio qualcuno, che esce fuori dai vostri schemi vi chiudete nel vostro mondo discriminante, che in realtà create per difendervi da chi è diverso da voi, anche se chi allontanate vorrebbe difendersi da voi. Alla fine, però, vi tendo le braccia: voglio stare con voi, mi piace stare con voi anche se non lo capite.
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sabato 23 aprile 2016
Disabilità integrata?
Vi vedo felici, che insieme partite per luoghi lontani, per le vostre gite alle quali mi tenete fuori. Purtroppo sembra che io vi sia di peso, avete paura di quello che possa farvi, per questo motivo non volete dormire in stanza con me. Tuttavia, vi capisco. Ciò che è diverso dalla vostra normalità vi fa paura. Se c'è qualcosa, o meglio qualcuno, che esce fuori dai vostri schemi vi chiudete nel vostro mondo discriminante, che in realtà create per difendervi da chi è diverso da voi, anche se chi allontanate vorrebbe difendersi da voi. Alla fine, però, vi tendo le braccia: voglio stare con voi, mi piace stare con voi anche se non lo capite.giovedì 7 aprile 2016
Cari nipoti
Cari nipoti miei,
vi scrivo questa lettera perché non ho il coraggio di parlarvi. La vostra modernità mi spiazza sempre per questo utilizzo un mezzo di comunicazione un po' Antico (come direste voi) almeno, per una volta, ad essere spiazzati sarete voi. Vi scrivo perché vi osservo e vedo che avete perso il piacere delle cose belle a partire dal cibo. Sì, avete letto bene: cibo. Per me non esiste cosa più bella e conviviale che il cibo... chiedete alla nonna con la quale ho trovato più cose in comune a tavola che in tante smancerie che vi fate voi giovani.
Voi non potete immaginare che bella cosa era mangiare delle belle bistecche. Che bello era il loro odore quando, con gli amici, le cucinavamo sulla griglia. Certo, la cosa importante era non farne un'esagerazione. Il troppo storpia, anche quando si tratta di cibo. La carne, ne sento la mancanza: salsicce, salumi, bistecche ormai si trovano solo al mercato nero.
sabato 26 marzo 2016
Desolata Madre
Eppure non hai fatto nulla di male figlio mio. Innocente tra gli innocenti, giusto tra i giusti. Me lo sto ripetendo da stanotte, da quando ti hanno arrestato, flagellato, caricato della croce e accompagnato in questo luogo di morte. Le mie lacrime, rese amare dal dolore, solcano il mio viso non più giovane. Le mie lacrime scendono lentamente, sembrano seguire il ritmo del sangue he stai versando. Lacrime di madre che vede un figlio morente di una morte atroce e ingiusta. Eppure, se devo essere sincera, ho capito fin da subito che la tua non sarebbe stata una vita facile. Già prima di nascere hai dovuto soffrire (e io con te) per trovare un posto dove farti nascere. Io e tuo padre ne abbiamo percorsa di strada prima di trovare un giaciglio. Per non parlare del momento della tua nascita: la bellezza di quell'evento fu offuscato dal maligno volere di un re pazzo che fece sterminare tanti bimbi innocenti. Tutto questo perché ti voleva morto. Non riuscivo a capire perché un bambino gli facesse tanto paura, ma il potere si sa, rende ciechi chi si allontana da Dio Padre.venerdì 30 ottobre 2015
Buongiorno signora. Buonasera signora
Con un po’ di fatica varcai l’ingresso dell’ufficio postale. L’operazione richiese più manovre del solito a causa di una zingara che quella mattina aveva deciso di chiedere l’elemosina proprio sulla rampa che dovevo utilizzare. Buongiorno signora, buonasera signora. Parlava con me, forse, oppure mi trovavo ad essere un casuale bersaglio di quelle parole lanciate nel vuoto infinite volte. La guardai distrattamente, ma ancor prima della sua figura mi raggiunse l’odore aspro di un corpo che probabilmente non vedeva acqua da giorni. Mi entrò dritto nel naso, che quasi d’istinto trattenne il respiro. Mi affrettai ad allontanarmi mentre il suo piattino di plastica mi precedeva facendomi strada. Dando un colpetto a destra e uno a sinistra con la mia sedia a rotelle sulla porta scorrevole un po’ troppo stretta, mi ritrovai dentro. Lanciai un’occhiata all’unico sportello basso della stanza per accertarmi che l’impiegato fosse al suo posto, poi staccai il numero dal distributore e mi fermai in un angolo aspettando pazientemente il mio turno.venerdì 16 ottobre 2015
Addio mia bella Napoli
È la prima volta che ospito sul mio blog un pezzo tratto da un libro. Lo faccio perché queste sono parole d’amore versate su Napoli. Queste parole sono tratte dal racconto de Lo mercante contenuto ne Lo cunto de li cunti di Gian Battista Basile e le recita il figlio del mercante Alessandrio quando è costretto a lasciare la sua amata città. Parole che in un certo senso avevo nel cuore quando mi sono trasferito in un’altra città. Queste parole, naturalmente, sono in napoletano e in seguito ho inserito una traduzione (alcune non le capisco nemmeno io).mercoledì 4 febbraio 2015
Vite umili
Io, purtroppo, sono attaccata perennemente a questo saturimetro. A me da fastidio questo apparecchio che suona quando il mio sangue non porta abbastanza ossigeno ma vi sono abituata. Mi serve per chiamarti quando ho bisogno del tuo aiuto. Tuttavia, non andare subito nel panico. A volte voglio semplicemente dirti che devi cambiarmi il pannolino perché ho fatto la cacca.
Io, invece, sono destinato a stare su questa carrozzina. Ho bisogno delle tue braccia per muovermi, delle tue mani per lavarmi. Con umiltà mi faccio curare e sono contento quando vedo il tuo sorriso mentre mi aiuti, mi rallegro quando mi fai ascoltare le canzoni che tanto mi piacciono.
Io sono un adolescente nel pieno delle sue crisi ormonali. Lo so che non si fa, che non devo allungare le mani sul sedere delle ragazze che mi passano accanto. Tu, giustamente, mi sgridi quando lo faccio ma anche tu sei stato adolescente e sai cosa si prova. Per questo rido quando mi richiami e, non curante del richiamo, continuo a fare la mano morta.
venerdì 23 gennaio 2015
La speranza della Croce
Ti amo anche se mi costringi a fuggire. Lascio la mia casa, il mio villaggio perché mi odi e non riesco a capire il perché. Il mio Dio mi dice di amarti e lo faccio. Amo gratuitamente la tua diversità, il tuo avere un Dio diverso dal mio. Il mio Dio dice che potrei donare la mia vita, anche per te. Lo faccio, e non voglio rinfacciartelo. Ti amo fratello perso. Ti amo fratello che con quel mitra e con quelle bombe hai ammazzato persone del villaggio vicino. La loro colpa era quella di appartenere a Cristo.
Ti amo anche se mi costringi a spiegare ai miei figli perché dovranno cambiare scuola, che dovranno giocare con i loro amici in un campo profughi. Con i loro sguardi sinceri e innocenti non capiscono, ma sembrano dire che mi seguirebbero ovunque perché si fidano di me che sono il padre, sanno che non li manderei a morire come hai fatto tu con i tuoi bambini.
sabato 1 giugno 2013
Sensazioni dell’ultimo chilometro
Un chilometro. La fatica è tanta. Vedi la salita di fronte e sembra non terminare mai. Leggi il cartello dei chilometri che ti separano dall'arrivo. La scritta “1 Km” ti rincuora ma sai che sarà il chilometro più lungo della tua vita. Pensi “manca poco, un'altro po' e arrivo... e posso farlo da vittorioso”. Ti rendi conto anche che la fatica è tanta e, forse, è tanta anche la voglia di mollare ma non puoi farlo. Non vuoi farlo. Non devi farlo.
Novecento metri. Sei da solo, nessuno riesce a tenere il tuo passo. Hai una marcia in più e non è quella del cambio della tua bicicletta.
mercoledì 24 aprile 2013
Una ragione per vivere
La buca non era ancora abbastanza profonda.
Sotto il cielo limpido di una calda giornata di fine aprile l’aria stava divenendo irrespirabile e la polvere secca che si alzava da terra sporcava i vestiti, entrava nella gola e asciugava le lacrime. C’era solo il silenzio, asciutto e tagliente, ad assistere a quella scena, a quegli istanti interminabili di angoscia e rassegnazione che sembravano piombati lì all’improvviso.
Ancora di più, non basta.
Gocce di sudore scendevano giù per la fronte di Mario, il caldo e la paura non smettevano di bagnare il viso e le mani che spostavano la terra. Continuava a scavare lui, interrotto solo dalla voce ferma e potente dell’uomo alle sue spalle che gli intimava di fare più in fretta.
Troppo poco tempo, bisogna muoversi.
Mario sapeva cosa stava per accadere. Di tanto in tanto tentava di guardare furtivamente il suo amico che, a pochi metri da lui, svuotava nervosamente e impietosamente la propria fossa. La guerriglia negli ultimi tempi era sempre più aspra, e i morti si contavano a centinaia.
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