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giovedì 1 aprile 2021

Social o asociali?

“Giovanni sei famoso!” mi dice un minore della casa famiglia. Non capendo il senso dell’affermazione rispondo che non so a cosa si riferisca. Il giovane adolescente mi dice che sul mio profilo Instagram (noto social network) ho tanti followers e per questo sono famoso. Concludo la conversazione dicendogli che non mi sento importante e che quello dei followers per me è solo un numero.


Ma è davvero così importante per un ragazzo avere tutti questi contatti sui social network? Il tempo trascorso su internet dagli adolescenti (ma questo potrebbe valere per tutti) è aumentato negli ultimi anni e la maggior parte di esso è caratterizzato dall’utilizzo dei social network. Perché si utilizzano così tanto queste piattaforme? 


Secondo Boyd ed Ellison, due studiosi delle comunicazioni, ciò avviene per tre motivi fondamentali: la presenza di uno spazio virtuale in cui un utente può costruire un profilo personale accessibile alla rete; la possibilità di creare una lista di utenti con i quali si può entrare in contatto; la possibilità di controllare la propria rete di contatti e quella degli altri. In una società in cui vogliamo tenere tutto sotto controllo, viene da se che i nostri giovani, che crescono in questo ambiente, trovano nei social network uno spazio di crescita in cui possono costruirsi a proprio piacimento la propria identità, mostrare all’esterno quello che più gli aggrada; un’identità lontana da quella che magari gli sta stretta o che inizia a non sentirsi sua a causa del cambiamento, tipico della fase della vita che percorre, che subisce il suo stile di vita o il suo corpo.


mercoledì 21 settembre 2016

Un "Love" ci seppellirà

Carissimo social network dal nome Facebook, stamattina la tua applicazione sul mio iPhone mi ha dato il buongiorno con il pensiero che pubblicato come foto in questo post-lettera che ti scrivo.
Io non capisco se gli ideatori di questa cosa hanno in mente ciò che significa per tante persone nel mondo la parola "pace" e se si rendono conto che questa cosa dei cuoricini è una grande cavolata. La pace, è vero, inizia con l'amore ma quest'ultimo non si promuove in questo modo, anzi, non si promuove affatto. L'amore - quello vero, incondizionato, gratuito e fraterno - non va promosso ma va incarnato in ognuno di noi e testimoniato con la vita. Magari i tuoi collaboratori, caro Facebook, hanno trovato questa iniziativa carina ma ti posso garantire che un siriano, un sudanese, un israeliano o un palestinese (solo per fare alcuni esempi) non sanno che farsene dei tuoi cuoricini: le bombe sulle loro teste continuano a cadere e un "Love" sul tuo social network non impedisce questa atroce e concreta realtà. Usare un "Love" non smuove il cuore di coloro che promuovono l'odio; non da coraggio a coloro che sono chiamati a governare le nazioni e non rompe le catene della paura che impedisce di prendere le giuste decisioni per fermare i conflitti.