lunedì 26 ottobre 2026

Giovani, l'emergenza siamo noi adulti.

L’Italia è il paese delle emergenze che potrebbero non esistere. In questo periodo, per esempio, il faro è puntato sull’emergenza educativa.

Per questo ci troviamo a ragionare, in nome dell’integrazione, su tetti per la presenza degli studenti stranieri nelle classi, come se ciò potesse mettere un freno a politiche scolastiche ed educative che non tengono al centro il benessere dei minori. Si vuole una vera integrazione? Basterebbe poco: scuola dell’infanzia obbligatoria, corsi di italiano (gratuiti ovviamente) per i genitori di coloro che sederanno sui banchi di scuola e classi con numeri di studenti limitato. Per farlo occorrono insegnanti in più, educatori e volontari. In pratica ci vogliono fondi, che chi ci governa (a prescindere dal colore politico) non riesce a reperire, ma che invece spende per iniziative di propaganda.

Ci troviamo a discutere sul disagio giovanile che molte volte sfocia in violenza. Ed ecco che per mettere un freno a questo fenomeno si manda l’esercito per le strade o si inaspriscono le pene e lo si fa solo perché la repressione è la via più facile. Occhi ciechi non capiscono che, invece, basterebbe potenziare il corpo educativo, affinché stia per le strade con quei ragazzi; che riesca ad intercettarli nei loro luoghi di vita; che faccia sentire questi ragazzi parte attiva della società e non solo come un disagio da guarire.