“La mia passione è giocare ai videogiochi”. Nel sentire questa frase, detta da un adolescente della casa famiglia, mi si rizzarono quei pochi capelli che ho e iniziai il mio pistolotto sui videogiochi, sulla dipendenza che potrebbero causare e sul fatto che le passioni devono essere altre, non poteva essere quella la sua passione. Avrebbe potuto dedicarsi allo sport, alla lettura o all’arte visto che lui è bravo in quest’ultima disciplina. È bastato un suo “non capisci” per lasciarmi spiazzato. Che cosa non era andato bene nel mio intervento? Arriviamoci con calma.
I videogiochi, negli anni, hanno subito dei grossi cambiamenti. Infatti, mentre fino a venti anni fa chi ci giocava lo faceva nelle mura della sua stanza da solo o con qualche amico condividendo lo spazio materiale della stanza, oggi questa forma ludica ha subito grossi cambiamenti. Basta una connessione internet per poter giocare con qualcuno che, collegato alla stessa piattaforma, potrebbe trovarsi dall’altra parte del mondo. Cosa che rende complicato il “controllo” degli adulti. Ma cosa è che spinge un adolescente a stare attaccato ore a giocare in queste piattaforme?
