Ieri ho scritto del fatto che il lavoro nobilita perché è tramite esso che l'uomo può raggiungere la sua dignità tramite uno stato di vita autonomo e indipendente. È tramite il lavoro che l'uomo è degno di attingere alle bellezze e alla vita che Dio vuole donarci. Ho ricordato che San Paolo ci ha detto che "chi non vuole lavorare neppure mangi" (2TS 3,10).
Tuttavia, come qualcuno mi ha fatto notare, il lavoro rischia di farci diventare delle bestie. Esso, infatti, non può essere l'unica nostra ragione di vita. Questo è un peccato contro Dio. Gesù ci ricorda che "non si può servire Dio e Mammona" (Mt 6,24). Vivere solo per il lavoro ci trasforma in esseri che non sono in grado di amare. Quante famiglie sfasciate perché il lavoro viene messo al primo posto rispetto al marito o alla moglie (per non parlare del rischio di trascurare i figli). Quante famiglie distrutte perché spesso non si lavora per vivere ma per sopravvivere. Quante amicizie non coltivate e quanti bisogni di altri non visti perché "ho da lavorare".
