È iniziato il Giubileo. Il papa lo ha voluto fortemente e per questo motivo è chiamato anche "Giubileo di Francesco". Lo fanno soprattutto coloro che attaccano il papa: quel branco di cattolici, fomentati da intellettuali dallo spessore di Antonio Socci, che si ostinano a non voler riconoscere il pontificato di Bergoglio. Tuttavia, io preferisco chiamarlo "della Misericordia" (si, io seguo il papa anche se a volte dice cose che per capirle devo rileggerle più volte per avere conferma che il suo magistero sia fedele alla dottrina cattolica. Fortunatamente ne ho sempre la conferma).
Misericordia, in questi giorni questa parola sta risuonando nelle nostre case e lo fa con al dolcezza che questa parola contiene. Non voglio, però, soffermarmi su cosa sia la misericordia, forse lo farò in seguito. Mi piaceva scrivere qualcosa su quello che la parola misericordia vuole dire con il suo contenuto: misericòrdis, misereo-còrdis (ho pietà-cuore), avere a cuore la miseria degli altri. Questo sentimento può salvarci perché, ponendoci nella situazione di riconoscere che noi non stiamo su un gradino che ci eleva rispetto agli altri, può farci vedere che il fratello, anche quello più miserevole (non parlo solo di miseria materiale), come strumento della Divina Provvidenza.