mercoledì 24 febbraio 2016

La libertà del pensiero unico

In questi giorni è avvenuto un fatto increscioso: durante una lezione universitaria, il professor Panebianco, editorialista del Corriere della Sera, è stata interrotta con fare fascista da un manipolo di manigoldi dei centri sociali. La causa di questo gesto è da cercare nelle sue posizioni, esternate in un editoriale del Corsera, sulla Libia. Non voglio entrare nel merito della polemica, non m'interessa scrivere (in questo breve post) di geopolitica. Voglio sottolineare di come il dialogo, accademico o meno, non ha più motivo di esistere. L'opinione personale, se va contro il pensiero unico di una minoranza, deve tacere a tutti i costi. Quindi ben vengano le indignazioni da parte Corriere della Sera e da Repubblica, ben vengano le denunce verso chi vuol far tacere. Peccato che i due quotidiani fanno da troppo tempo da cassa di risonanza al pensiero unico. È di ieri, infatti, la notizia che la Repubblica non pubblicherà un articolo di Costanza Miriano sul suo ultimo libro (in uscita nei prossimi giorni) sull'essere femmina (la notizia è stata resa pubblica dalla scrittrice sulla sua pagina Facebook).  La motivazione? La scrittrice è tra gli organizzatori del Family Day.
Quindi la mia indignazione cresce di fronte alla politica del "due pesi e due misure"; cresce perché ho letto Popper e so quanto è importante la libertà di esprimersi, di confrontarsi. M'incavolo contro questi "giornalai" che combattono la libertà di opinione solo se sei un Charlie o se sei un loro amico, spingendoci sempre più nella "spirale del silenzio" (Noelle-Neumann, 1984). Sono stufo di coloro che vogliono far tacere la Miriano, Adinolfi (giusto per citarne due dei più famosi) o il cardinal Bagnasco solo perché quello che dicono e scrivono va contro il loro punto di vedere il mondo.

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