martedì 13 ottobre 2015

Sam Gamgee: l'umiltà esaltata

Ritorno a scrivere de Il Signore degli Anelli. In particolare vorrei scrivere qualcosa su uno dei personaggi che da sempre mi ha affascinato del romanzo di Tolkien: Sam Gamgee. Giardiniere di Frodo, lo accompagnerà durante il suo viaggio. 
Un personaggio particolare perché la sua partecipazione al viaggio di Frodo è stata forzata da Gandalf che lo scopre a spiare i discorsi tra lui e Il suo "Padron" sul destino dell'Anello del potere. Tuttavia, sarà lui che, anche non sapendo nuotare si tuffa nelle acque del fiume Anduin per seguire Frodo; sarà lui che libererà "Padron Frodo" dalle grinfie di Schelob, il perfido ragno affamato di carne umana; sarà lui che permetterà a Frodo di arrivare in cima al monte Fato. Sarà la voce della coscienza del giovane Baggins, colui che gli darà la forza di andare avanti. Questo personaggio mi piace perché impersona la vera amicizia: non quella che asseconda tutto, che cerca di capire facendo finta di fare del bene ma quella che fa la verità anche se questa può ferire. Impersona l'amicizia che protegge, anche con la spada, il proprio amico. Sam è l'amico che è pronto a dare la vita per il suo compagno di viaggio (“nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” - Gv 15,13).
Sam è il mio personaggio preferito anche perché mi ricorda tanto Simone di Cirene: il cireneo della Via Crucis. Come per il personaggio evangelico, il giovane hobbit è costretto a fare qualcosa: il cireneo a portare la croce di Gesù e Sam a partire con Frodo. Non solo, ma sul Monte Fato, quando ormai Frodo non ce la fa più a continuare, lo prende sulle spalle e lo porta fino in cima: "non posso portare l'anello per voi ma posso portare voi". Prende il peso di una croce che non gli appartiene e lo fa per amore. Come per il Cireneo si appassiona al suo compagno, lo guarda con occhi diversi passo dopo passo e alla fine finisce per amare lui e la sua missione.
Per concludere, Sam è il personaggio più ingenuo di tutto il romanzo. È il più ingenuo anche dei quattro hobbit che fanno parte della compagnia dell'anello. È questa sua ingenuità evangelica ("Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli" - Mt 18,4) che lo porterà ad essere, forse, il personaggio principale, tant'è che Tolkien conclude Il Signore degli Anelli con una sua frase. Di ritorno dai Porti Grigi, infatti, dove assiste alla partita del suo amato padron Frodo "egli vide una luce gialla e del fuoco acceso. il pasto serale era pronto, e lo stavano aspettando. Rosa lo accolse e lo fece accomodare sulla sua sedia, e gli mise la piccola Elanor sulle ginocchia. Egli trasse un profondo respiro. 'Sono tornato', disse".

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